Il disordine della mente

Il disordine della mente è, possiamo dire, una situazione costante dell’esistenza, anche se non è avvertito. Lo si avverte quando si comincia a fare silenzio, a meditare regolarmente: allora si è assaliti da una folla di pensieri inutili, vani, disordinati, e il combatterli può diventare un vero martirio nascosto, una vera penitenza capace di supplire a tante altre penitenze esteriori. Ma è anche condizione di sanità psichica, perché chi riesce a disciplinare il mondo delle fantasie, degli affetti, dei desideri, dei timori, delle previsioni, delle fughe in avanti, delle nostalgie, ottiene una certa buona salute interiore. Altrimenti la persona è sempre sballottata da sentimenti diversi nei quali non sa orientarsi, e cambia rapidamente umore, reagendo in maniere di cui non sa neppure rendersi conto. La lotta contro il disordine della mente è una delle occupazioni più importanti per colui che vuole obbedire a Dio e abbandonarsi alla sua azione.

I diversi modi di disobbedienza della mente

Tra i tanti modi di disobbedienza della mente vorrei identificarne almeno alcuni. Molti sono semplicemente disturbanti e li chiamiamo distrazioni: vanno e vengono e però non militano direttamente contro l’obbedienza, pur se sono sempre capaci di diminuire la forza dello spirito.
Tuttavia, non di rado ci sono pensieri che assumono l’aspetto di vere disobbedienze alla fede, magari implicite o nascoste. Giobbe ne è un continuo esempio. Se rileggiamo il Libro da questo punto di vista, ci accorgiamo che Giobbe e i suoi amici esprimono, parlando, una sarabanda di idee parecchie delle quali tendono alla disobbedienza. Di esse abbiamo esperienza anche noi: pensieri, ad esempio, che frullano nella testa per farci ribellare alla situazione che stiamo vivendo; non accettazione di noi, del nostro fisico, della nostra famiglia, della nostra storia; non accettazione della società. Noi siamo, infatti, tenuti a combattere il male che è in essa, ma se sogniamo e fantastichiamo condizioni diverse, irreali, questo ci impedisce di amare, di servire, di contribuire a migliorare il mondo, perché continuamente ci presentano una situazione diversa da quella reale.
E ancora, non accettazione di essere peccatore, di avere sbagliato. Quante volte siamo vessati dall’autogiustificazione; soprattutto se criticati, a torto o a ragione, emerge nella nostra mente una lunga teoria di autogiustificazioni e ci rivediamo mille volte nella situazione per dire a noi stessi che gli altri non ci hanno capito e che noi abbiamo ragione.
Giobbe ci ha insegnato anche il pericolo della non accettazione, di non sapere chi siamo e se siamo giusti o meno, il pericolo del bisogno assoluto di definirci, di capirci nelle nostre radici. E c’è un modo di fare su di sé l’indagine psicologica o la psicanalisi, che sottende proprio questa bramosia: voglio possedermi fino in fondo e perciò perseguo una ricerca infinita di sogni, fantasie, tic nervosi, gesti inconsci, per riuscire a scoprire quel segreto di me così difficile da possedere.
Da questi pensieri si passa certamente a quelli di più diretta disobbedienza: la non accettazione di Dio. È, in fondo, la grande tentazione che pervade tutto il Libro di Giobbe.
Egli lo accetta, ed è il suo grande atto di fede, tuttavia la sua mente è sempre tentata di rifiutarlo, fino alla tentazione di disperazione e anche, nel senso negativo, di rassegnazione: non credo più in niente, non accetto più niente, non ho più voglia di niente.
Ecco il giro dei pensieri: si presentano in genere come innocui, occupano le prime ore del mattino, allo svegliarsi, ci assalgono nei tempi in cui non siamo molto impegnati e a un tratto invadono la nostra mente in modo che, riprendendo gli impegni, ci sentiamo tristi, fiacchi, deboli senza sapere il motivo. In realtà, non li abbiamo disciplinati attentamente, non li abbiamo fermati; così forme di esaltazione o di risentimento, di infatuazione o depressione o stizza contro noi stessi o contro altri sono entrate inconsciamente in noi che poi le abbiamo coltivate.
Potrei menzionare anche le fantasie di sensualità, i desideri, tutte quelle fantasticherie che magari surrettiziamente si insinuano in noi lasciandoci a un certo punto vuoti, poco invogliati a pregare, poco impegnati nella messa, nella recita del breviario: non comprendiamo il motivo, ma è semplicemente che ci siamo lasciati un po’ trastullare, senza accorgerci, da una serie di pensieri indisciplinati che hanno finito con lo svigorirci.
La scoperta di questo mondo interiore difficile è parte del cammino spirituale e ci conduce a ingaggiare una lotta continua e faticosissima.

C. M. Martini

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