Maria e la risurrezione di Gesù

Molti si chiedono, sorpresi, perché mai il Vangelo, mentre ci parla di Gesù apparso nel giorno di Pasqua a tantissime persone, come la Maddalena, le pie donne e i discepoli, non ci riporti, invece, alcuna apparizione alla Madre da parte del Figlio risorto.
lo una risposta ce l’avrei: perché non c’era bisogno! Non c’era bisogno, cioè, che Gesù apparisse a Maria, perché lei, l’unica, fu presente alla Risurrezione. I teologi, per la verità, ci dicono che questo evento fu sottratto agli occhi di tutti, si svolse nelle insondabili profondità del mistero, e, nel suo attuarsi storico, non ebbe alcun testimone.
Io penso, però, che un’eccezione cì fu: Maria, l’unica, dovette essere presente a questa peripezia suprema della storia. Come fu presente, l’unica, al momento dell’incarnazione del Verbo. Come fu presente, l’unica, all’uscita di lui dal suo grembo verginale di carne. E divenne la donna del primo sguardo su Dio fatto uomo. Così dovette essere presente, l’unica, all’uscita di lui dal grembo verginale di pietra: il sepolcro «nel quale nessuno era stato ancora deposto». E divenne la donna del primo sguardo dell’uomo fatto Dio. Gli altri furono testimoni del Risorto. Lei, della Risurrezione. Santa Maria, donna del terzo giorno, l’annuncio che è Pasqua pure per noi, vieni a portarcelo tu, nel cuore della notte. Non aspettare i chiarori dell’ alba. Non attendere che le donne vengano con gli unguenti. Vieni prima tu, coi riflessi del Risorto negli occhi e con i profumi della tua testimonianza diretta.
Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di vecchie contabilità fallimentari. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate come la brina dal sole della primavera.
A dispetto della mancanza di lavoro, di case, di pane, confortaci col vino nuovo della gioia e con gli azzimi pasquali della solidarietà. Donaci un po’ di pace. Preservaci dall’egoismo. E regalaci la speranza che, quando verrà il momento della sfida decisiva, anche per noi come per Gesù, tu possa essere l’arbitra che, il terzo giorno, omologherà finalmente la nostra vittoria.

don Tonino Bello

Festa del papà “Far diventare grandi, fa diventare grandi”

“Dal coraggio che abbiamo di affrontare la crisi della giovinezza, la crisi dell’incontro con la nostra debolezza, la crisi dell’incontro con la domanda su noi stessi, da questo coraggio o dalla sua mancanza, comprendiamo se abbiamo avuto qualcuno che ci ha amato fino al punto da incoraggiarci ad attraversare questo territorio pericoloso, impervio ma necessario”.
(L.M. Epicoco, Telemaco non si sbagliava)

“Lei è così giovane, e si trova così al di qua di ogni inizio, e io vorrei, meglio che posso, caro amico, pregarLa di avere pazienza con tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che non possono esserLe date, perché non sarebbe in grado di viverle. E ciò che conta, di conseguenza, è vivere tutto. Viva le Sue domande, adesso. Forse così, un giorno lontano, a poco a poco, senza accorgersene, vivrà già dentro la risposta”.
(Rilke, Lettere a un giovane)

La libertà vaccinale esige la responsabilità per il bene comune

Nel momento in cui diventa disponibile, il vaccino interpella ciascuno a compiere una scelta, in cui si intrecciano la libertà personale e la responsabilità per il bene comune, che smette di essere un concetto astratto e prende una forma concreta.
Vaccinarsi è scelta personale, che la legge rispetta non imponendola, ma non individuale, nel senso che richiede di considerare il legame con la collettività di cui ciascuno fa parte. Il caso è diverso dalla stragrande maggioranza dei trattamenti sanitari, quali interventi chirurgici o terapie magari ben più invasivi e rischiosi di una vaccinazione: chi li rifiuta, si espone a un rischio, ma decide sostanzialmente per sé, tenendo conto della cerchia dei propri cari, in particolare quelli verso cui ha delle responsabilità.
Invece, anche tenendo conto del rischio remoto che sempre presenta, e salvo gravi controindicazioni che la rendano sconsigliabile, come nel caso di allergie, chi rifiuta la vaccinazione espone a un rischio non solo se stesso, ma anche altri.
La sua scelta rallenta il contenimento della pandemia, in quanto continuerà a essere potenzialmente contagiabile e quindi contagioso, a danno di tutti coloro che non possono essere vaccinati o su cui la vaccinazione non ha effetto: la loro protezione dipende dalla copertura vaccinale altrui e dal raggiungimento dell’immunità di gregge. E con un onere aggiuntivo per la collettività, a causa del protrarsi del sovraccarico del sistema sanitario.
Non sono mancati nelle prime settimane dell’anno moniti autorevoli in questo senso, a partire da quello del presidente Mattarella, che nel tradizionale messaggio di fine anno ha affermato: «Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere».
Anche papa Francesco, nell’intervista trasmessa da Canale 5 il 10 gennaio, ha dichiarato che vaccinarsi «È un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri».
Negli ultimi giorni del 2020 due documenti vaticani avevano affrontato la questione in modo più organico. Il primo è la Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19, pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della fede il 21 dicembre. Il tema principale è la considerazione della liceità dell’utilizzo di vaccini nel cui processo di ricerca e sperimentazione sono state utilizzate linee cellulari ottenute come esito di aborti procurati: è il caso di tutti i vaccini approvati o prossimi all’approvazione nei Paesi occidentali, sia pure con situazioni differenziate.
Dopo aver risolto positivamente la questione «con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti» e giustificandone l’uso a fronte del grave rischio pandemico che consentono di contenere, la Nota prosegue con un’affermazione che ha suscitato un’eco mediatica assai inferiore: «la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune» (n. 5);
termina poi ricordando che «vi è anche un imperativo morale […] di garantire che i vaccini […] siano accessibili anche ai Paesi più poveri e in modo non oneroso per loro» (n. 6). Pochi giorni dopo, il 29 dicembre, queste argomentazioni sono state rilanciate dalla Nota della Commissione vaticana COVID-19 in collaborazione con la Pontificia Accademia per la Vita, intitolata Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano, che le declina nel contesto concreto della campagna vaccinale in corso, con una particolare attenzione alla garanzia di un accesso davvero universale al vaccino.

La fraternità a presidio della libertà

In questo contesto, chi rifiuta la vaccinazione si avvicina alla posizione che la riflessione etica chiama del free rider, colui che desidera i vantaggi e i benefici offerti dalla collettività senza farsi carico dei corrispondenti oneri: l’esempio tipico è l’evasore fiscale. In un mondo ipotetico in cui tutti sono vaccinati eccetto uno solo, l’unico non vaccinato si troverebbe infatti al riparo dal contagio grazie alla vaccinazione altrui. Ma se ciascuno cercasse di occupare questa posizione, nessuno accetterebbe di essere vaccinato e rimarremmo tutti privi di protezione.
Nella recente enciclica Fratelli tutti (2020), papa Francesco riflette sul modo per non rimanere invischiati nelle contraddizioni delle derive individualistiche articolando libertà e fraternità. In particolare nota come «senza la fraternità consapevolmente coltivata, senza una volontà politica di fraternità, […] la libertà si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine» (n. 103).
Difficile immaginare una esemplificazione di queste parole migliore della situazione che stiamo vivendo. La pandemia ci ha costretto a subire pesanti compressioni della nostra libertà. L’immunità promessa dai vaccini rappresenta la speranza di uscire da questa situazione, ma solo a condizione di una loro sufficiente diffusione.
In altre parole, servono oggi scelte personali ispirate alla fraternità, cioè aperte alla considerazione dei vantaggi e dei rischi collettivi e non solo individuali della campagna vaccinale. Altrimenti i tanti muri e divieti con cui si scontra ogni giorno la nostra libertà faticheranno a cadere.
Ugualmente abbiamo bisogno di politiche ispirate alla fraternità, ad esempio per quanto riguarda l’accesso universale ai vaccini, se non vogliamo rischiare che le nostre libertà risultino illusorie perché confinate in ambiti spaziali ridotti e costantemente minacciati.
Come scrive papa Francesco, «La mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità. Neppure può preservarci da tanti mali che diventano sempre più globali.
Ma l’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere. Inganna».
L’inganno più grande è proprio quello di farci ritenere possibile la libertà senza il contributo della fraternità. Oggi tocchiamo con mano che tutelare la libertà di ciascuno, oltre che la sicurezza di tutti, richiede di compiere scelte di fraternità.

Tratto da ”Aggiornamenti Sociali”

Verso il centenario di S. Gianna

Cari parrocchiani di Magenta e di Mesero, come già sapete, il prossimo anno vivremo insieme con la nostra Diocesi e con tutta la Chiesa un tempo particolare, a partire dal 16 maggio 2022 fino al 28 aprile 2023: l’Anno Centenario in onore di Santa Gianna, essendo la sua data di nascita il 4 ottobre 1922.
Per prepararci a questo anno, (mancano solo 442 giorni) la Commissione interparrocchiale (Comunità Pastorale di Magenta e Parrocchia e Santuario di Mesero) appositamente costituita si è già ritrovata alcune volte a riflettere e a delineare il programma.
Precisiamo subito che lo SCOPO primario e assoluto del Centenario è quello di conoscere e far conoscere la vita di Santa Gianna in tutti i suoi aspetti. A tale riguardo mi sembrano significative le parole fatte incidere dall’allora nostro Arcivescovo Card. Carlo Maria Martini sul retro della medaglia di Santa Gianna in occasione della sua Beatificazione (24 aprile 1994):

“Donna meravigliosa, amante della vita, sposa, madre, medico professionista esemplare, offrì la sua vita per non violare il mistero della dignità della vita”.

Ogni cammino di santità non può che radicarsi e fondarsi su Gesù e sul Vangelo. Per questo come chiave di lettura dell’Anno Centenario si è scelta l’ICONA evangelica di Giovanni 15,1-17 (andate a leggere questa splendida allegoria della vite con i suoi tralci, che dà frutto).
A racchiuderne in breve il significato, abbiamo scelto anche un MOTTO: “RIMANERE IN CRISTO PER PORTARE FRUTTO”.
Ora necessita di pensare anche a un LOGO del Centenario, per cui verrà lanciato un Concorso di idee aperto a chiunque desideri partecipare.
Per meglio comprendere icona, motto e logo, vi consegno queste belle parole, che sembrano scritte appositamente per questa nostra occasione, mentre sono state pronunciate dal Card. Martini il 6 maggio 1994, parlando ai giovani:
«Che cosa vuol dire oggi essere Chiesa che porta frutto? Vuol dire rimanere in Gesù. L’indicazione mi viene dalla figura di Gianna Beretta Molla, medico e madre di famiglia, proclamata beata il 24 aprile scorso da Giovanni Paolo II. Mi viene cioè dal rimanere in Gesù di Gianna, quel rimanere che aveva deciso fin dalla adolescenza, durante gli esercizi spirituali dei suoi sedici anni. Dal suo rimanere in Gesù quale tralcio nella vite è nato prima il frutto grande, nell’impegno professionale come medico tutto dedito alla sua missione, poi il suo amore sponsale e coniugale, la sua fecondità di madre e finalmente l’eroismo del dare la vita per la sua creatura nascente. Il portare frutto di Gianna rimane oggi nella Chiesa universale perché in tutto il mondo la vita di Gianna sta illuminando innumerevoli persone, le sta consolando, incoraggiando. Essere Chiesa che porta frutto vuol dire rimanere in Gesù dando frutto nella vita personale, familiare, professionale».

Miei cari (così sempre mi rivolgo a voi Magentini e così mi permetto di rivolgermi anche a voi Meseresi, in comunione con don Romeo e con don Paolo), camminiamo insieme sempre guidati da Gesù, da Maria Santissima sua Madre, in compagnia della nostra Santa Gianna.

Don Giuseppe Marinoni

Calendario pastorale

Martedì 2 ore 16.45 catechesi gruppo cresima presso la chiesa parrocchiale.

Mercoledì 3 ore 20.45 Scuola di teologia per laici: “Secondo la forma del Vangelo”.

Sabato 6 e domenica7 : Raccolta alimenti Caritas parrocchiale. Sono soprattutto necessari: fette biscottate, tè, riso, legumi (fagiolini, fagioli, ceci), latte UHT.

Mercoledì 10 ore 20.45 Scuola di teologia per laici: “ In missione tra le genti”.

Domenica 14 ore 15.00 catechesi gruppo Com 1.
ore 16.30 catechesi gruppo Com 3.