Per un’economia a misura di un umanesimo fraterno

Presentato oggi il Manifesto di Assisi, che si fonda sulla Laudato si’ di papa Francesco e sul Cantico di frate Sole di san Francesco.

Il 24 gennaio 2020 si è tenuto, nel Salone papale del Sacro Convento di San Francesco ad Assisi, il primo incontro tra promotori e firmatari del Manifesto di Assisi, intitolato Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica. Il documento è stato ideato dalla fondazione Symbola e dal Sacro Convento e ha già raccolto duemila adesioni. Nel discorso introduttivo, il custode generale del Sacro Convento padre Mauro Gambetti ha rilevato che qualcuno potrebbe sollevare l’ingannevole domanda: gli ambientalisti sono profeti di sventura o sani realisti? Per lui, la vera domanda da porsi è: siamo contenti di questo mondo?
«Lasciamoci provocare positivamente dalla realtà attuale e puntiamo a raggiungere un obiettivo di maggior felicità per tutta l’umanità. Non siamo qui per mettere delle toppe – che finirebbero per lacerare del tutto il pianeta –, ma per aprire una nuova via, per un futuro di pace e di giustizia del quale tutti potremo godere. Innanzitutto, vorrei richiamare un fattore decisivo: non esiste un cambiamento autentico e duraturo che non poggi sull’interiorità personale. Al di là delle credenze di ciascuno, solo chi vive la dimensione spirituale e attinge dalla profondità del proprio essere le ragioni del cambiamento vincerà la battaglia contro la pigrizia, il tornaconto (ossessivo e compulsivo) e la critica malevola. Poi, occorrono conoscenza, scaltrezza e un sogno.»
Per padre Gambetti, il sogno è nutrimento per l’anima e il sogno per un’economia a misura d’uomo è il Cantico di frate Sole. È lo stupore dell’atemporale e dell’illimitato della relazione a tessere le strofe scritte da san Francesco, che aveva scoperto di essere creatura in mezzo a molte creature, stretto in una rete di relazioni inestricabili. Nell’intreccio con tanti fratelli e sorelle – astri celesti, vento, fuoco, terra, acqua – e nell’esperienza dell’umanità ferita e amabile, Francesco avverte vibrare la vita, la presenza del Dio vivente, che si impasta con le creature che ama.
«Nel Cantico, tutto si sviluppa nella logica del dono di sé che ciascun essere offre agli altri, affinché vivano. Se ci doniamo gli uni agli altri, persino sorella morte entra in questo dinamismo e ci dona la Vita senza fine. In filigrana, è la trama della fraternità universale: tutto è in relazione e nella relazione immediata con tutto e con tutti è la Vita. Questo il sogno di Francesco e nostro: un’economia a misura di un umanesimo fraterno, cioè un’economia dell’amore, del primato del dono, che rispetta, nutre, custodisce, si offre, accoglie, dona.»

Calendario parrocchiale

Domenica 2 ore 15.30 Tombolata in oratorio aperta a tutti
Al termine merenda per tutti i presenti.
Al termine delle Ss. messe, in piazza, vendita della torta di S. Maria a cura della Caritas parrocchiale e delle primule a cura del CAV.

Lunedì 3 ore 21.00 Corso in preparazione al matrimonio presso il Santuario della Famiglia.

Mercoledì 5 ore 20.45 Scuola di teologia per laici: “lettura trinitaria della storia della salvezza”, presso la sala della Comunità.

Sabato 8 ore 21.00 Spettacolo teatrale “Il padre della Sposa” a cura de “I Divinattori”, presso la sala della Comunità.

Domenica 9 febbraio vendita dei piatti pronti in oratorio, dalle 11.30.
Iscrizioni presso l’edicola Zoia fino a martedì 4 febbraio.
Il ricavato sosterrà il pellegrinaggio in Terra Santa dei giovani di questa prossima estate.
ore 15.00 catechesi Com 1 e Com 2.

Due Papi in contrasto tra loro?

Due Papi in contrasto tra loro? Falso. E il celibato è un dono.
Un libro sul sacerdozio firmato dal Papa emerito, Joseph Ratzinger, e dal cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione del Culto divino (pubblicato in Francia il 15 gennaio), richiama nuovamente l’attenzione sulla possibilità di ordinare preti uomini sposati. Ratzinger e Sarah difendono il celibato. Circa il quale s’è già espresso anche papa Francesco: «Personalmente, penso che il celibato sia un dono per la Chiesa… Io non sono d’ accordo di permettere il celibato opzionale, no».
Il punto del teologo Pino Lorizio

Con buona pace dei mass media e delle fiction televisive, abbiamo un solo Papa, non lo abbiamo scelto noi, secondo i nostri gusti teologici o culturali, ma, per chi crede, la sua elezione è stata opera dello Spirito Santo, che è il soggetto trascendente della tradizione, il quale agisce attraverso gli uomini, in tal caso i cardinali elettori, che hanno la responsabilità di donare alla Chiesa il vescovo di Roma. Il suo predecessore, ancora in vita, quando si esprime su temi ecclesiali, lo fa da teologo o da vescovo, offrendo il proprio punto di vista, di cui dobbiamo tener conto, ma che tuttavia non possiede valore magisteriale.
Se il vescovo emerito di Roma, Benedetto, immaginiamo rispondendo alla propria coscienza e mettendo in campo le proprie indiscusse competenze teologiche, ha avvertito il bisogno di esternare il proprio pensiero sul celibato di quanti accedono al ministero presbiterale, e ciò alla vigilia della pubblicazione dell’ esortazione apostolica, che, raccogliendo quanto emerso nel sinodo ultimo, offrirà indicazioni per la vita della Chiesa cattolica nelle regioni amazzoniche, non possiamo non metterci in ascolto e non cercare di comprendere un punto di vista, che peraltro sembra condiviso da molti confratelli e fratelli nella fede.
Come recita il titolo del volume in uscita (scritto insieme al cardinal Robert Sarah), le riflessioni sgorgano dal profondo del cuore, di due presuli che amano la Chiesa e probabilmente la vedono minacciata da sempre incombenti forme di relativismo e di allontanamento da quella che ritengono essere la tradizione.
E, prendendo sul serio l’intenzione di entrambi gli autori e la forte sottolineatura del valore del celibato ecclesiastico, proprio innestando la riflessione sulla tradizione ecclesiale, nella sua lunga storia attraverso i secoli, dobbiamo notare che certamente la scelta di astenersi dal matrimonio è un dono, fondato sulla dimensione escatologica del Regno (in questo senso chi abbraccia questa vocazione diviene testimone del futuro), ma dobbiamo altresì sottolineare che ricevendo questo dono, dallo Spirito Santo, la Chiesa latino-romana non ha inteso imporlo alle Chiese orientali, con cui era ed è in comunione, lasciando i loro presbiteri liberi di optare o meno per il sacramento del matrimonio, insieme a quello dell’ordine.
Questa tradizione ecclesiale è stata recepita ed espressa dal Concilio ecumenico Vaticano II, che, nel decreto sul ministero dei presbiteri, Presbyterorum ordinis, al n. 16, si è espresso con grande chiarezza e limpido sentire teologico: “La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli […] non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l’aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati”.
Come più volte nel corso del sinodo sull’Amazzonia è stato sottolineato, il valore del celibato ecclesiastico viene ampiamente riconosciuto e l’eventualità dell’ordinazione dei diaconi permanenti non la rinnega o misconosce affatto. Quindi, a meno di voler tacciare il Concilio di relativismo, tale paura va allontanata come una tentazione diabolica, ossia divisiva (in senso etimologico).
Nella eventualità che l’esortazione apostolica che attendiamo ritenesse opportuno istituire un rito cattolico amazzonico o comunque consentire l’ordinazione presbiterale ai diaconi permanenti sposati, a causa del diritto del popolo di Dio di celebrare l’Eucaristia, non si tratterebbe quindi di una scelta relativistica, né comporterebbe il matrimonio di quanti già sono ordinati preti, ma semplicemente di ordinare persone sposate, già inserite nel sacramento dell’ordine tramite il diaconato. Lucio Dalla quindi dovrà rassegnarsi dal cielo a non assistere al suo auspicio dell’Anno che verrà: «Anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto a una certa età».
Da credenti nello Spirito che guida la Chiesa, attendiamo quindi con fiducia quanto vorrà esprimere a questo riguardo il vescovo di Roma nell’esortazione apostolica e fin d’ora ci impegniamo ad accogliere con obbedienza il magistero dell’unico Papa e a sostenerlo con la preghiera e la riflessione.

42° Giornata della vita Lettera del CAV di Magenta

Come volontarie del Cav, da trent’anni, incontriamo donne che si trovano ad affrontare una maternità non desiderata, difficile, piena di ostacoli. Le incontriamo in due ospedali, Magenta e Rho, grazie a una convenzione tra la nostra Associazione e le due Aziende Ospedaliere e presso la nostra “storica” sede di Abbiategrasso. Grazie alla collaborazione con operatori sanitari e con strutture socio-sanitarie di tanti Comuni, a tante donne viene data la libertà di un incontro, di un colloquio chiarificatore, di un momento di riflessione rispetto alla decisione di abortire o accogliere la vita. La volontaria non è mai sola: dopo un colloquio difficile troviamo conforto nel confronto con le altre volontarie… ecco perché lavoriamo sempre in equipe, per confrontarci, sostenerci e per trovare insieme un percorso particolarmente adatto alla donna che abbiamo incontrato. Per fare tutto questo, abbiamo acquisito un’adeguata formazione e continuamente ci formiamo all’accoglienza e alla relazione d’aiuto.
Le donne che incontriamo arrivano quando la loro scelta non è ancora definitiva, oppure quando hanno già deciso di procede all’aborto: a tutte viene offerto ascolto, accoglienza e condivisione della fatica che stanno vivendo oltre che sostegno concreto per superare le cause che potrebbero portare a una scelta di non accoglienza della vita.
Quello che chiedono è accoglienza, ascolto delle loro tribolazioni, del loro dolore, dei loro dubbi: questo è il colloquio ed è il cuore del cav, accoglienza totale della mamma. In questo modo entriamo nelle loro storie, sosteniamo le loro fatiche: a volte le loro vicende sono lontanissime da noi, altre ci toccano in modo particolare perché anche noi abbiamo vissuto le stesse prove.
Spesso sono lasciate sole dai familiari più prossimi: dobbiamo entrare “in punta di piedi e scalze”, come ci ha ricordato una cara amica infermiera, nella vita e nella storia di molte donne lasciate sole, deluse, offese e magari anche abbandonate dagli affetti più cari.
L’esperienza accumulata in tanti anni e la vita di tutti i giorni a contatto con queste donne ci spingono a testimoniare che è possibile prevenire l’aborto condividendo il peso che spesso una gravidanza indesiderata o difficile comporta.
Tutte le donne che incontriamo, indipendentemente dalla loro scelta finale, ci ringraziano per averle ascoltate, per il tempo che abbiamo loro donato. Le loro parole ci spronano a continuare a sostenere la dignità della vita umana, sempre sacra. I bambini ci chiedono di essere la loro voce ad essere testimoni che OGNI VITA VALE, OGNI VITA CONTA.

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