“Propositi per un nuovo anno” Recuperare la gentilezza.

Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco (n.222–224)

L’individualismo consumista provoca molti soprusi. Gli altri diventano meri ostacoli alla propria piacevole tranquillità. Dunque si finisce per trattarli come fastidi e l’aggressività aumenta. Ciò si accentua e arriva a livelli esasperanti nei periodi di crisi, in situazioni catastrofiche, in momenti difficili, quando emerge lo spirito del “si salvi chi può”. Tuttavia, è ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza. Ci sono persone che lo fanno e diventano stelle in mezzo all’oscurità.
San Paolo menzionava un frutto dello Spirito Santo con la parola greca chrestotes (Gal 5,22), che esprime uno stato d’animo non aspro, rude, duro, ma benigno, soave, che sostiene e conforta. La persona che possiede questa qualità aiuta gli altri affinché la loro esistenza sia più sopportabile, soprattutto quando portano il peso dei loro problemi, delle urgenze e delle angosce. È un modo di trattare gli altri che si manifesta in diverse forme: come gentilezza nel tratto, come attenzione a non ferire con le parole o i gesti, come tentativo di alleviare il peso
degli altri. Comprende il «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano», invece di «parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano».
La gentilezza è una liberazione dalla crudeltà che a volte penetra le relazioni umane, dall’ansietà che non ci lascia pensare agli altri, dall’urgenza distratta che ignora che anche gli altri hanno diritto a essere felici.
Oggi raramente si trovano tempo ed energie disponibili per soffermarsi a trattare bene gli altri, a dire “permesso”, “scusa”, “grazie”.
Eppure ogni tanto si presenta il miracolo di una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza.
Questo sforzo, vissuto ogni giorno, è capace di creare quella convivenza sana che vince le incomprensioni e previene i conflitti. La pratica della gentilezza non è un particolare secondario né un atteggiamento superficiale o borghese. Dal momento che presuppone stima e rispetto, quando si fa cultura in una società trasforma profondamente lo stile di vita, i rapporti sociali, il modo di dibattere e di confrontare le idee. Facilita la ricerca di consensi e apre strade là dove l’esasperazione distrugge tutti i ponti.

Un atto di bontà è come un giardino di benedizioni.
Siracide 40,17a
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Papa Francesco La forza del silenzio davanti al presepio

Tre immagini del Natale: il presepe con Maria e Giuseppe; la storia della salvezza letta nel
Martirologio (…); il silenzio profondo in cui si compie il Mistero. Tre immagini che sono realtà
nella vita di qualunque cristiano che voglia essere fedele: l’affetto, la costanza e l’attesa dei
secoli, il silenzio. (…) Adesso meditiamo sul silenzio. (…)
I mezzi di comunicazione di massa ci sottopongono a quella che potremmo chiamare
un’«alluvione di parole». Mi domando: «Sono capace di vivere senza la radio? Per quanti
giorni?». Esiste un consumismo di parole: parole dolci, seduttive, oggettive, colleriche… di ogni tipo. Parole che cercano di entrarci rumorosamente nel cuore e non apportano niente alla verità. La Parola ha creato l’universo, la Parola di Dio, che ha detto e tutto fu fatto. La parola che usiamo è stata depotenziata della sua potenza creativa. E noi infatti lo sappiamo, perché istintivamente diffidiamo delle parole che ci vengono dette, non vi prestiamo fede, diciamo: «Non sono altro che parole… Non hanno niente a che vedere con la verità».
Eppure, quanto ci piace ascoltarle! E quando dobbiamo esprimere un sentimento, siccome le parole sono così
consumate, a volte non sappiamo come farlo; e allora ricorriamo a una serie di artifizi, anch’essi menzogneri, che
prostituiscono il sentimento: la «formalità», la «provocazione», la parola «sdolcinata» dell’intimista.
Ma il sentimento resta dentro e non sappiamo come esprimerlo nella verità, come esprimerlo in solitudine.
Ecco il cuore del problema: se non c’è solitudine non c’è silenzio, e senza entrambi non c’è
verità. Il silenzio è l’espressione più alta della solitudine del cuore. Il silenzio trasforma la
solitudine in realtà. E quando non cediamo al prurito di ascoltare noi stessi, cioè alla vanità
dell’anti-silenzio, sfuggiamo alla solitudine di quelle innumerevoli maniere formali,
provocatorie, intimistiche, massificanti… Tutte parole che non danno vita, che non nascono
da un cuore passato attraverso il crogiolo della solitudine, nella costanza e nell’affetto. Non nascono – in sostanza – da un cuore fecondo.
Le parole vere si forgiano nel silenzio. Più ancora: il nucleo stesso della parola dev’essere silenzioso. Se la parola è vera, nel suo cuore si annida il silenzio. E la parola, una volta pronunciata, torna al silenzio abissale e fecondo da cui proveniva. La parola muore per fare posto all’amore, alla bellezza, alla verità, che proprio essa ha portato. Ce lo ricordava acutamente sant’Agostino: «Giovanni la voce, il Signore, invece, in principio era il Verbo.
Giovanni voce nel tempo, Cristo in principio Parola eterna. […] La voce, senza la parola, colpisce l’orecchio, non apporta nulla alla mente. […] La parola, a te recata dal suono, è ormai nella tua mente e non si è allontanata dalla mia. Perciò il suono, proprio il suono, quando la parola è penetrata in te, non ti sembra dire: Egli deve crescere ed io, invece, diminuire? La sonorità della voce ha vibrato nel far servizio, quindi si è allontanata, come per dire: Questa mia gioia è completa. Conserviamo la parola, badiamo a non perdere la parola concepita nel
profondo dell’essere». La nostra parola, il nostro parlare, che nasce dal silenzio, dev’essere contenta di morire tornando al silenzio da cui era uscita.

Comunicazioni

In queste settimane è terminato il lavoro del nuovo quadro elettrico della chiesa parrocchiale e la sostituzione della caldaia della casa parrocchiale.
Come già comunicato il prossimo lavoro di grande portata, di cui è in corso la progettazione, è il rifacimento del pavimento della chiesa con relativo riscaldamento annesso.
Seguiranno aggiornamenti.

Si comunica che il giorno 24 dicembre, vigilia del Natale, ci saranno due Ss. Messe: ore 17.30 e ore 20.30. Ricordiamo che il numero consentito di presenza è di 200 persone. Pertanto è bene distribuirsi su entrambe le celebrazioni.

“Il Kaire delle 20.32”.
Prosegue per tutti i giorni di Avvento l’ appuntamento di preghiera guidato dall’ Arcivescovo alle ore 20.32 su Chiesa Tv ( canale 195 del digitale terrestre), Radio Marconi, Radio Mater.