Avvisi:

Sabato 5 e domenica 6 settembre riprenderà la raccolta mensile degli alimenti per la Caritas. Durante il periodo di emergenza sono state aiutate diverse famiglie e le scorte sono esaurite.
Necessità di: caffè – tè – zucchero – biscotti – marmellata – riso – pelati – olio – legumi – tonno – latte UHT.

Sul portale della parrocchia (al seguente link www.parrocchiadimesero.it oratorio modulistica , a partire dal 7 settembre, sarà disponibile il modulo per l’iscrizione alla catechesi dell’ Iniziazione Cristiana con tutte le informazioni.

Nella prospettiva di riprendere le celebrazioni delle due messe al mattino della domenica (8.30 / 10.30), occorrerebbe qualche persona in più per l’igienizzazione finale.
Si tratta di fermarsi un 15 min dopo la messa per le pulizie delle panche Contattare don Romeo per dare la disponibilità.

TRATTA E MAFIE, il grande business

Milioni di persone nel mondo vengono sfruttati come schiavi da gruppi criminali spietati. Come contrastarli e come proteggere le vittime.
Parla Giammarinaro, Special Rapporteur dell‘ONU.

Dottoressa Giammarinaro, di che cosa parliamo oggi quando parliamo di tratta di persone?
«La tratta è sostanzialmente una gravissima forma di sfruttamento delle persone – uomini, donne bambini e bambine in condizioni disumane, spesso simile alla schiavitù. Questo sfruttamento si realizza in molti ambiti: sessuale, lavorativo, espianto di organi, mendicità, attività illegali… È impressionante quello che una persona può fare a un’altra persona per fare soldi illecitamente. In termini numerici parliamo di un fenomeno di massa. Stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e di Walk Free parlano di circa 22 milioni di persone costrette al lavoro forzato compreso lo sfruttamento sessuale commerciale. Tutte le aree del mondo sono interessate dalla tratta. Non c’è un’area che possa dirsi immune. Ci sono forme che prevalgono in certi contesti: in Asia si stima che addirittura quattro persone su mille si trovino in condizioni di lavoro forzato, tratta e schiavitù. Subito dopo vengono l’Europa e l’Asia Centrale, quindi l’Africa. E una situazione assolutamente inaccettabile che deve essere affrontata con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione».
Quali le tendenze emergenti?
«Innanzitutto le vulnerabilità che derivano da contesti di conflitto. Sono tante le situazioni di guerra nel mondo e sono in aumento le atrocità che vengono commesse nei confronti dei civili. Questo produce masse di sfollati costretti a emigrare in condizioni terribili e insicure, sempre a rischio di cadere nelle mani dei trafficanti».
La seconda tendenza?
«È paradossalmente opposta alla prima. La tratta si installa, peggio si incista, nell’economia del quotidiano. Pensiamo ad esempio al lavoro domestico in condizioni servili e di reclusione che si stima rappresenti addirittura quasi il 25% del lavoro forzato. Ma questo fenomeno è presente anche nell’edilizia, in agricoltura, nella pesca, nel tessile … Anche solo guardando alla situazione italiana, in particolare al settore dell’agricoltura troviamo che il caporalato e le forme di sfruttamento paraschiavistico sono addirittura ampiamente tollerate perché c’è una mafia che si è appropriata del business dei migranti. Basti pensare che la ‘ndrangheta ha acquistato enormi porzioni di terreno agricolo in Calabria e sostanzialmente controlla tutto, dal reclutamento attraverso i caporali sino alla trasformazione e alla distribuzione dei prodotti finiti. Esiste una sorta di mercato del lavoro irregolare e parallelo che è diventato una componente sistemica della nostra economia».
Spesso tra le vittime troviamo moltissimi minorenni…
«Questa è la terza tendenza. I minori costituiscono almeno un quarto delle vittime di tratta. È una percentuale enorme e quindi deve essere considerata una priorità assoluta. In particolare, molti minori migranti non sempre hanno la protezione a cui avrebbero diritto.
Per non parlare dei minori sfollati. Penso in particolare a un viaggio che ho fatto in Giordania dove ci sono milioni di siriani, e tra di loro moltissimi minori.
I bambini diventano spesso l’unico sostegno economico della famiglia perché possono lavorare nell’economia informale sempre super sfruttati».
Ha già accennato più volte al tema delle migrazioni. Quanto i due fenomeni sono connessi?
«Il legame con le migrazioni è da sempre una delle caratteristiche più evidenti del fenomeno della tratta. Che, tuttavia, non è necessariamente legata solo alle migrazioni, e può avvenire anche in contesti locali. La grande maggioranza dei casi di tratta però si verifica in contesti di spostamento di persone, a causa delle condizioni di vulnerabilità in cui si trovano i migranti, come l’isolamento, la non conoscenza della lingua, la perdita di legami sociali e familiari e così via. Di tutto ciò approfittano i trafficanti. Ecco perché non dobbiamo nasconderci che c’è un grande problema di politiche migratorie che oggi non sono una parte della soluzione, ma appunto una parte del problema. Contribuiscono ad aumentare la vulnerabilità di migranti, richiedenti asilo, rifugiati… Purtroppo nei Paesi dell’UE non vi sono procedure di identificazione di queste vulnerabilità all’arrivo nemmeno per individuare i casi di tratta. Nonostante ciò alcune buone pratiche sono state messe in atto e talvolta qualche risultato positivo è stato raggiunto».
È una questione che tocca da vicinissimo il nostro Paese…
… Non è un problema di piccoli aggiustamenti; è la filosofia stessa dei porti chiusi che deve essere capovolta e sostituita da una politica aperta nei confronti delle molteplici vulnerabilità che si ritrovano all’interno dei flussi migratori misti e di revisione della stessa impostazione della legislazione sull’immigrazione. L’assoluta mancanza di canali legali rende ovviamente tutta l’immigrazione irregolare. La prima cosa dunque sarebbe quella di consentire una migrazione regolare, legale, che riduca le vulnerabilità dei migranti che vengono sfruttati dai trafficanti. Quando si parla di lotta ai trafficanti bisognerebbe comprendere che non è una questione militare, di muscoli o di chiusura delle frontiere, ma di protezione dei migranti. Questo naturalmente è totalmente in controtendenza con le politiche messe in atto non solo dall’Italia; ma non bisogna stancarsi di ribadirlo perché già dirlo significa fare un’operazione di verità e di corretta informazione dell’opinione pubblica».
Le mafie internazionali guadagnano cifre enormi sul traffico di persone. Cosa si potrebbe fare per contrastarle più efficacemente?
Un grande passo avanti è stato fatto con la nuova legge sul caporalato che mette finalmente nel mirino anche i datori di lavoro e non solo gli intermediari. Tuttavia, il permesso di soggiorno per grave sfruttamento lavorativo viene dato molto raramente. Ma se un lavoratore vuole ribellarsi che cosa ottiene? Niente. Perde il lavoro e rischia di essere espulso. Questo frena anche la possibilità di una lotta efficace contro le mafie e contro l’intermediazione parassitaria e criminale sia dei gruppi criminali locali che di quelli dei Paesi di origine dei lavoratori sfruttati». Occorre creare percorsi garantiti per coloro che decidono di ribellarsi perché si crei anche la possibilità di perseguire i criminali. E per fare questo bisogna seguire i soldi -follow the money – perché se si cercano i soldi si trovano anche i colpevoli. Ma c’è un problema di cooperazione tra Paesi. Inoltre, le indagini finanziarie si dovrebbero fare nei processi per tratta sin dall’inizio, ma questa non è ancora una pratica corrente.
Si fanno nei casi di corruzione odi criminalità organizzata tradizionale, ma non nei casi di tratta.
E così i profitti svaniscono e persino quando si fanno processi o si condannano i responsabili le vittime non ottengono alcun risarcimento».
In che termini dovrebbe essere coinvolta la società civile?
«Di fronte a un fenomeno di massa di questo tipo, tutti dovrebbero essere coinvolti in qualche modo. Ci sono quelli che possono fare di più perché sono maggiormente a contatto con le vittime come il personale sanitario o gli ispettori del lavoro. Poi c’è quello che possiamo fare tutti noi in quanto cittadini o consumatori, ponendoci ad esempio il problema di cosa stiamo acquistando e di come sono fatti quei prodotti. Spesso basta che apriamo gli occhi.
La stragrande maggioranza dei casi di servitù domestica sono stati segnalati da vicini di casa. Un pubblico informato può identificare certi indicatori. Per non parlare dello sfruttamento sessuale, che è lì sulle nostre strade. Anche gli uomini che acquistano servizi sessuali si dovrebbero porre il problema. Tutti possono fare qualcosa e soprattutto gli organi di informazione. Uno dei fattori trainanti della tratta è il fatto che lo sfruttamento dei migranti nella mentalità comune è considerato come qualcosa di “normale”, è stato “normalizzato”. E questo è gravissimo. Questa è una delle questioni che attraverso un’informazione corretta dovrebbe essere completamente capovolta perché la consapevolezza collettiva è la migliore arma che abbiamo».

( Tratto da “Mondo e Missione”)

Avvisi:

A causa del Covid 19 sono state sospese, per evidenti motivi, le visite ai malati presso le loro abitazioni. Coloro che desiderassero la visita del sacerdote o dei ministri contattino la parrocchia.
Il sacerdote e i ministri si recheranno presso le abitazioni solo a chi ne fa esplicita richiesta.

L’istituto superiore delle scienze religiose di Milano rilascia i seguenti titoli: Laurea in scienze religiose; Laurea magistrale in scienze religiose (per insegnamento della religione); Master I livello dell’accompagnamento spirituale nel mondo della salute.
Volantini informativi all’ingresso della chiesa o sul portale dell’istituto.

Una giusta sobrietà Giornata per la custodia del creato (1 settembre)

I vescovi invitano a nuovi stili di vita in relazione con la crisi sanitaria, economica e sociale causata dal Covid 19.

Propongo un esercizio di immaginazione. Chiudi gli occhi. Pensa allo stile di vita di un uomo primitivo, con pochi ed essenziali oggetti a sua disposizione. Immagina una famiglia nell’antico Egitto o nella Roma imperiale. Oppure concentra l’attenzione sui beni materiali di un uomo del Medioevo. O focalizza la ricerca su quali sprechi poteva permettersi una persona durante la Grande Guerra… Ora riapri gli occhi. Guardati intorno e conta la montagna di cose che ti appartengono. Molte sono utili e preziose, altre in un cassetto chissà da quanto tempo! I beni sono il prolungamento della nostra vita e dicono molto di noi. Il numero spropositato di oggetti che entrano nelle nostre case rivela la nostra epoca come il regno dei gadget , soprammobili, ricordi, regalini, elettrodomestici, strumenti digitali… L’«usa e getta» domina sul «ripara e riutilizza».
Che valore può avere la sobrietà in un mondo così? È valore d’altri tempi o si può proporre anche oggi? Nella Bibbia san Paolo la consiglia alle comunità cristiane e ai destinatari delle sue lettere. Invita, per esempio, Tito a disporsi a «vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12).
La Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro ha scelto questa frase per aiutare i credenti a celebrare la Giornata del Creato 2020, in calendario il l° settembre. Da anni si parla di “nuovi stili di vita” come distintivo di un cristianesimo attento alla cura per l’ambiente, che è dono ricevuto dal Creatore. L’espressione è meravigliosa, ma come tutte le cose belle rischia di essere svuotata dal di dentro se non corrisponde a un’esigenza condivisa e concretamente attuata.
Il Messaggio dei vescovi mette in relazione la sobrietà con la crisi sanitaria, economica e sociale causata dalla pandemia: non sembra un azzardo proporre uno stile di vita sobrio a chi non arriva alla fine del mese? Come può una persona rimasta al palo, senza lavoro o con la serranda del negozio chiusa, un povero o un disoccupato sentirsi interpellato dalla sobrietà? Perché proporre rinunce a chi vive di stenti? Ecco il problema. Abbiamo fatto coincidere sobrietà e rinuncia, stile di vitae austerità, allineandoci con la tradizione filosofica stoica, mentre ci siamo dimenticati che il cristianesimo è incarnazione. La sobrietà in stile cristiano è la scelta di stare dentro la storia.
Il coronavirus ci ha resi più fragili? Capiamo la novità di uno stile di vita sobrio perché nessuno si salva da solo! La crisi ha messo in ginocchio il lavoro e le aziende? La sobrietà è giustizia sociale nella distribuzione delle risorse. Il Covid-19 rivela l’insostenibilità ecologica odierna? Lo stile di vita adatto è fare della sostenibilità il criterio d’azione in campo economico, familiare e sociale. L’epidemia ha costretto a frenare le nostre corse frenetiche? La sobrietà invita a tessere l’elogio della lentezza, a poter lavorare da casa e a non rincorrere l’ultimo messaggio pubblicitario segnalato da Internet. La pandemia ha messo in discussione il nostro pensarci padroni del pianeta? Uno stile di vita sobrio educa alla contemplazione e alla cura!
Il Messaggio dei vescovi ricorda che «gli stili di vita ci portano a riflettere sulle nostre relazioni, consapevoli che la famiglia umana si costruisce nella diversità delle differenze». Il punto centrale è proprio la relazione. Stili di vita consumistici, inquinanti e violenti sono un problema relazionale sia con i fratelli sia con il creato. La stessa Laudato si’ rappresenta un caloroso invito a farci carico delle relazioni che ci rendono più umani: «Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali» (LS 219).
In fondo, i cambiamenti climatici, il pianeta e la vita stessa si fanno beffa di posti di blocco, dogane e filo spinato. La pandemia non ha guardato in faccia ai nostri passaporti. Ecco perché conta lo stile di vita. Possiamo fare le scelte che custodiscono relazioni di giustizia, a partire da ciò che mettiamo nel nostro carrello della spesa. Possiamo acquistare beni “insanguinati”, prodotti in modo ingiusto attraverso lo sfruttamento del lavoro, l’evasione fiscale, la frode, le mafie, il caporalato, il lavoro nero, gli appalti truccati… oppure beni “giusti”, frutto di un’attività onesta, di agricoltura biologica, di finanza etica, di riconoscimento della dignità dei lavoratori. Un mondo diverso Io si costruisce attraverso gesti semplici e ordinari. Essi rafforzano un sistema iniquo o lo contestano. Portano respiro, benefici e liquidità economica a chi investe con giustizia o lo mandano gambe all’aria. Dovrebbe essere chiaro che non tutto è uguale.
Essere giusti non equivale a essere sfruttatori. Dobbiamo imparare a chiederci: quanta disuguaglianza promuoviamo attraverso i nostri stili di vita? Quanta ingiustizia dipende dalle nostre scelte quotidiane? La nostra distanza dalla sobrietà corrisponde a un pezzo di fraternità negata!
I vescovi chiedono che «prevalga il senso sul vuoto, l’unità sulla divisione, il noi sull’io, l’inclusione sull’esclusione». Non è poco, se pensiamo ai lavaggi del cervello che ci hanno abituati a guardare ciò che accade nel mondo con senso di impotenza. Certo, il sogno di uno solo è poca cosa. La scelta di molti, però, ribalta le prospettive. Che sia la volta buona?

Lavori in corso in parrocchia

In questi ultimi mesi si è proceduto alla sistemazione del perimetro della chiesa (rifacimento intonaco dove era lesionato – verniciatura – pulizia degli scarichi e sistemazione dei pluviali).
Si sta procedendo al rifacimento del manto della rampa di accesso alla chiesa, ormai deteriorato.
In seguito posa della cancellata all’ingresso del colonnato.
La cancellata è gentilmente offerta da: Impresa edile Salerno – Termoidraulica Minervi.

Con la vendita del campo e dell’area verde presso l’ex oratorio femminile, si può iniziare a programmare di intervenire sulla chiesa parrocchiale, e su altre strutture, per porre in essere gli interventi necessari per la manutenzione ordinaria e straordinaria.

In calendario è in programma la sostituzione del quadro elettrico della chiesa parrocchiale, oramai obsoleto e in alcune parti compromesso.

Inoltre è in corso di valutazione il rifacimento dell’impianto di riscaldamento a pavimento con la posa del medesimo. Ricordiamo che il riscaldamento dei termoventilatori della chiesa non funziona a causa di una consistente perdita.
In ogni caso questo lavoro verrà rinviato fino a quando ci sarà la possibilità di chiudere la chiesa dislocando le celebrazioni presso altri luoghi della parrocchia, in questo momento non utilizzabili nella loro capienza a causa del distanziamento fisico imposto dai protocolli Covid 19 in essere.