Calendario parrocchiale

Domenica 28 ore 15.00 catechesi gruppo comunione 3 presso la chiesa parrocchiale.
Al termine della catechesi (ore 16.00) incontro di preghiera e benedizione in occasione del Natale per le famiglie del gruppo comunione 3.

Martedì 30 ore 21.00 Preghiera e benedizione famiglie in occasione del S. Natale (chiesa parrocchiale).

Mercoledì 1/12 ore 20.45 Scuola di teologia per laici: “ Il cammino dell’amore” (Santuario della famiglia).

Sabato 4 e domenica 5/12 Dopo le Ss. messe, Mercatino natalizio a favore della parrocchia.
Raccolta alimenti Caritas. Necessitano: tonno, pelati, olio, riso, biscotti, fette biscottate, marmellata, latte UHT.

Domenica 5 ore 15.00 Preghiera e benedizione famiglie in occasione del S. Natale (chiesa parrocchiale).
ore 16.00 Preghiera e benedizione per le coppie dei bambini battezzati negli anni 2018 – 2021 (chiesa parrocchiale).

Venerdì 10 ore 21.00 Preghiera e benedizione famiglie in occasione del S. Natale (chiesa parrocchiale).
ore 21.00 Proposta di Lectio Divina a cura dell’Azione Cattolica del decanato di Magenta: “ Il Samaritano” (Basilica di Magenta).

Sabato 11 e domenica 12: Banco “Stelle di Natale” a cura della Caritas parrocchiale.

Domenica 12 ore 15.00 catechesi gruppo Cresima.
ore 16.00 Preghiera e benedizione in occasione del S. Natale per le famiglie dei gruppi Cresima e Comunione 2 ( chiesa parrocchiale).
ore 16.30 catechesi gruppo Comunione 2.

Corso prematrimoniale.
Le coppie che desiderano iscriversi al corso prematrimoniale che avrà inizio lunedì 10 gennaio 2022, contattino la parrocchia per info e iscrizioni.

Il passaggio dall’individuo alla comunità

L’unica salvezza della società, della cultura e dell’economia di Filippo Santoro arcivescovo di Taranto

(…) Vogliamo soffermarci per offrire a tutti, e non solo ai cattolici, un contributo di pensiero e di azione che nasce dalla Dottrina sociale della Chiesa e dal magistero di Francesco. La Laudato si’ e la Fratelli tutti contengono un’originalità che permette un approccio nuovo alla questione ecologica, pur partendo dal dialogo con interlocutori non cattolici come il patriarca Bartolomeo e il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb.
In un recente scritto Francesco afferma che «nel momento attuale vedo l’ora della verità». E parla della grave crisi sanitaria in cui tutto il mondo è messo alla prova: «In questi tempi difficili traggo speranza dalle ultime parole dette da Gesù nel vangelo di Matteo: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fi-ne del mondo” (Mt 28,20)». Inoltre, il Papa mette in rilievo il confronto tra due realtà: ciò che afferma la comunità scientifica e la cul-tura dello scarto che produce una economia che ammazza. Esattamente dice che la «Laudato si’ mette in relazione il consenso della comunità scientifica con la dimenticanza di chi siamo, quel rifiuto di noi stessi in quanto creature di un Creatore che ci ama, che per conseguenza ci porta a vivere non nella sua creazione ma contro di essa».
Si uniscono cosi il contributo della maggioranza della comunità scientifica sui cambiamenti climatici e le ferite del nostro tempo, cui viene incontro la sapienza del Vangelo. Nell’udienza del 16 settembre 2020 il Papa afferma: «Qual è l’anti-doto contro la malattia di non prendersi cura della casa comune? È la contemplazione. “Quando non si impara a fermarsi ad ammirare e apprezzare il bello, non è strano che ogni cosa si trasformi in oggetto di uso e abuso senza scrupoli” (LS 215). Anche si trasforma in oggetto di “usa e getta”. Tuttavia, la nostra casa comune, il creato, non è una mera “risorsa” che può essere sfruttata a nostro bel piacimento. Le creature hanno un valore in sé stesse e “riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell’infinita sapienza e bontà di Dio” (Catechismo della Chiesa cattolica, 339)». E aggiunge: «Chi sa contemplare, più facilmente si metterà all’opera per cambiare ciò che produce degrado e danni alla salute. Si impegnerà a educare e promuovere nuove abitudini di produzione e consumo, a contribuire a un nuovo modello di crescita economica che garantisca il rispetto per la casa comune e il rispetto per le persone. Il contemplativo in azione tende a diventare custode dell’ambiente». Il contenuto del secondo capitolo della Laudato si’ è tutto contemplativo; è di carattere biblico e teologico, e si coniuga con il terzo capitolo che è di spessore filosofico. Il semplice titolo di questo terzo capitolo, La radice umana della crisi ecologica, indica che l’essere umano è la causa principale dell’inquina-mento e del cambiamento climatico. Ciò sorge da una ragione più profonda che consiste nel «paradigma
tecnocratico dominante» (LS 101) che, a sua volta, nasce da un antropocentrismo esagerato, da una concezione prometeica della tecnica e dello sviluppo, che il Papa chiama «eccesso antropocentrico» (LS 116). In tale concezione «l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto» (LS 117). Così si sviluppa un atteggiamento predatorio verso la realtà, invece di esserne colui che la coltiva e la custodisce.

Rispetto per la casa comune e per le persone.

Di fronte a tale situazione occorre una cultura ecologica che dovrebbe essere «uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico» (LS 111). In questa prospettiva il Papa riprende la critica di Romano Guardini nei confronti di una tecnologia separata dalla coscienza e da ogni altro valore. E sembra echeggiare elementi della critica della civiltà occidentale della Scuola di Francoforte. Il Papa indica, quindi, l’urgenza di passare da una cultura “ego-centrica” a una cultura “eccentrica”, che ha il centro fuori di sé e che considera la vita come dono. E questo riguarda vari aspetti: la Dottrina sociale con il primato del-le periferie e dei poveri; la cultura dove il centro non è più l’io ma l’altro. Una sintesi di tutti questi aspetti è data nel secondo capitolo della Fratelli tutti, quando Francesco presenta l’icona del Buon samaritano. E qui troviamo, nella forma più chiara, il superamento dell’individualismo ormai stigmatizzato come il male del nostro tempo anche da molta cultura laica. Tutti invocano il passaggio dall’individuo alla comunità come l’unica salvezza della società, della cultura e dell’economia. Questo aprirsi della crosta dell’io, nella visione di un dialogo plurisettoriale mediante una con-versione epistemica, costituisce la proposta dell’ecologia integrale che è il centro della Laudato si’. E davvero complesso il dialogo con i dati delle varie scienze, ma la Chiesa ha sempre sostenuto che è possibile un modo non paternalista, né integrista e razionalmente valido di produrre un discorso etico pubblico insieme a non credenti e credenti di altre religioni per la cura della casa comune (cfLS 63-64). Nel contesto di questo dialogo si collocano alcune affermazioni del quarto capitolo della Laudato si’: «Quando parliamo di “ambiente” facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati». Si giunge così alla celebre affermazione che aiuta a impostare nel modo giusto il conflitto tra ambiente e lavoro: «Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura» (LS 139) . Occorrono nuovi stili di vita. Per questo ci viene incontro l’icona eloquente del Buon samaritano, che ci spinge alla cultura della cura nei confronti dei fratelli feriti e della casa comune.

Calendario parrocchiale

Domenica 14 ore 15.00 catechesi gruppo comunione 3.

Mercoledì 17 ore 20.45 Scuola di teologia per laici presso il “Santuario della famiglia”.

Domenica 21 ore 15.00 catechesi gruppo cresima presso la chiesa parrocchiale.
ore 16.30 catechesi gruppo comunione 2 presso la chiesa parrocchia.

Mercoledì 24 ore 20.45 Scuola di teologia per laici presso il “Santuario della famiglia”.

Sabato 27 ore 15.30 Riunione pre-iscrizioni per i genitori che desiderano iscrivere i loro figli al percorso di catechesi dell’Iniziazione Cristiana ( chiesa parrocchiale).

Domenica 28 ore 15.00 catechesi gruppo comunione 3 presso la chiesa parrocchiale.
Al termine della catechesi (ore 16.00) incontro di preghiera e benedizione in occasione del Natale per le famiglie del gruppo comunione 3.

Riportiamo gli altri appuntamenti di preghiera in occasione del S. Natale (presso la chiesa parrocchiale).

Domenica 12 dicembre ore 16.00 gruppi comunione 2 e cresima.

Per tutti
Martedì 30 novembre ore 21.00.
Domenica 5 dicembre ore 15.00.
Venerdì 10 dicembre ore 21.00.
Domenica 19 dicembre ore 16.00.

Famiglie con i bambini battezzati dal 2018 al 2021:
Domenica 5 dicembre alle ore 16.00.

Corso prematrimoniale.
Le coppie che desiderano iscriversi al corso prematrimoniale che avrà inizio lunedì 10 gennaio 2022, contattino la parrocchia per info e iscrizioni.

Il pianeta che speriamo

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALLA 49ª SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI

Cari fratelli e sorelle,
(…) La pandemia ha scoperchiato l’illusione del nostro tempo di poterci pensare onnipotenti, calpestando i territori che abitiamo e l’ambiente in cui viviamo. Per rialzarci dobbiamo convertirci a Dio e imparare il buon uso dei suoi doni, primo fra tutti il creato. Non manchi il coraggio della conversione ecologica, ma non manchi soprattutto l’ardore della conversione comunitaria. Per questo, auspico che la Settimana Sociale rappresenti un’esperienza sinodale, una condivisione piena di vocazioni e talenti che lo Spirito ha suscitato in Italia. Perché ciò accada, occorre anche ascoltare le sofferenze dei poveri, degli ultimi, dei disperati, delle famiglie stanche di vivere in luoghi inquinati, sfruttati, bruciati, devastati dalla corruzione e dal degrado. Abbiamo bisogno di speranza. È significativo il titolo scelto per questa Settimana Sociale a Taranto, città simbolo delle speranze e delle contraddizioni del nostro tempo: «Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. Tutto è connesso». C’è un desiderio di vita, una sete di giustizia, un anelito di pienezza che sgorga dalle comunità colpite dalla pandemia. Ascoltiamolo. È in questo senso che vorrei offrirvi alcune riflessioni che possano aiutarvi a camminare con audacia sulla strada della speranza, che possiamo immaginare contrassegnata da tre “cartelli”. Il primo è l’attenzione agli attraversamenti. Troppe persone incrociano le nostre esistenze mentre si trovano nella disperazione: giovani costretti a lasciare i loro Paesi di origine per emigrare altrove, disoccupati o sfruttati in un infinito precariato; donne che hanno perso il lavoro in periodo di pandemia o sono costrette a scegliere tra maternità e professione; lavoratori lasciati a casa senza opportunità; poveri e migranti non accolti e non integrati; anziani abbandonati alla loro solitudine; famiglie vittime dell’usura, del gioco d’azzardo e della corruzione; imprenditori in difficoltà e soggetti ai soprusi delle mafie; comunità distrutte dai roghi… Ma vi sono anche tante persone ammalate, adulti e bambini, operai costretti a lavori usuranti o immorali, spesso in condizioni di sicurezza precarie.
Sono volti e storie che ci interpellano: non possiamo rimanere nell’indifferenza. Questi nostri fratelli e sorelle sono crocifissi che attendono la risurrezione. La fantasia dello Spirito ci aiuti a non lasciare nulla di intentato perché le loro legittime speranze si realizzino. Un secondo cartello segnala il divieto di sosta. Quando assistiamo a diocesi, parrocchie, comunità, associazioni, movimenti, gruppi ecclesiali stanchi e sfiduciati, talvolta rassegnati di fronte a situazioni complesse, vediamo un Vangelo che tende ad affievolirsi. Al contrario, l’amore di Dio non è mai statico e rinunciatario, «tutto crede, tutto spera» (1 Cor 13,7): ci sospinge e ci vieta di fermarci. Ci mette in moto come credenti e discepoli di Gesù in cammino per le strade del mondo, sull’esempio di Colui che è la via (cfr Gv 14,6) e ha percorso le nostre strade. Non sostiamo dunque nelle sacrestie, non formiamo gruppi elitari che si isolano e si chiudono. La speranza è sempre in cammino e passa anche attraverso comunità cristiane figlie della risurrezione che escono, annunciano, condividono, sopportano e lottano per costruire il Regno di Dio. Quanto sarebbe bello che nei territori maggiormente segnati dall’inquinamento e dal degrado i cristiani non si limitino a denunciare, ma assumano la responsabilità di creare reti di riscatto. Come scrivevo nell’Enciclica Laudato sì’, «non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. Si tratta di ridefinire il progresso. Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore non può considerarsi progresso» (n. 194). Talvolta prevalgono la paura e il silenzio, che finiscono per favorire l’agire dei lupi del malaffare e dell’interesse individuale. Non abbiamo paura di denunciare e contrastare l’illegalità, ma non abbiamo timore soprattutto di seminare il bene! Un terzo cartello stradale è l’obbligo di svolta. Lo invocano il grido dei poveri e quello della Terra. «La speranza ci invita a riconoscere che possiamo sempre cambiare rotta, che possiamo sempre fare qualcosa per risolvere i problemi» (n. 61). Il Vescovo Tonino Bello, profeta in terra di Puglia, amava ripetere: «Non possiamo limitarci a sperare. Dobbiamo organizzare la speranza!». Ci attende una profonda conversione che tocchi, prima ancora dell’ecologia ambientale, quella umana, l’ecologia del cuore. La svolta verrà solo se sapremo formare le coscienze a non cercare soluzioni facili a tutela di chi è già garantito, ma a proporre processi di cambiamento duraturi, a beneficio delle giovani generazioni. Tale conversione, volta a un’ecologia sociale, può alimentare questo tempo che è stato definito “di transizione ecologica”, dove le scelte da compiere non possono essere solo frutto di nuove scoperte tecnologiche, ma anche di rinnovati modelli sociali. Il cambiamento d’epoca che stiamo attraversando esige un obbligo di svolta. Guardiamo, in questo senso, a tanti segni di speranza, a molte persone che desidero ringraziare perché, spesso nel nascondimento operoso, si stanno impegnando a promuovere un modello economico diverso, più equo e attento alle persone. Ecco, dunque, il pianeta che speriamo: quello dove la cultura del dialogo e della pace fecondino un giorno nuovo, dove il lavoro conferisca dignità alla persona e custodisca il creato, dove mondi culturalmente distanti convergano, animati dalla comune preoccupazione per il bene comune.