Calendario pastorale

Domenica 8 ore 15.00 Catechesi I.C.
ore 15.00 Celebrazione battesimale gruppo comunione 2 in chiesa parrocchiale.

Martedì 10 ore 21.15 Catechesi giovani.

Martedì 17 ore 21.15 Catechesi giovani.

Domenica 22 ore 15.00 Catechesi I.C.
ore 15.15 Incontro per i genitori dell’Iniziazione Cristiana e per tutti gli adulti con don Paolo Alliata, sacerdote diocesano e scrittore: “Elogio della Speranza: una passeggiata tra letteratura e Bibbia” Chiesa parrocchiale.
ore 21.00 catechesi 18/19 enni.

Venerdì 27 ore 21.00 Quaresimale per l’Area Omogenea presso la parrocchia di Marcallo: “O alto e glorioso Dio” , contemplando il crocifisso di S. Damiano. Ci guiderà nella preghiera Frà Mattia.

Iniziativa “Dona Cibo”: gesto promosso dalla Federazione Nazionale Banchi di Solidarietà rivolta alle scuole. Nei giorni dal 9 al 14 marzo si raccoglieranno nelle scuole di Mesero i seguenti generi alimentari: pelati, legumi, tonno, carne in scatola, latte a lunga conservazione, olio, zucchero, riso, pasta, biscotti.
Gli alimenti raccolti nelle scuole verranno donati alla Caritas parrocchiale.

Oratorio estivo. Puoi dare il tuo contributo per l’oratorio estivo ( 8/06 – 10/07 ) per la merenda (ore 15.30 circa); pre-ingresso (ore 7.30 – 9.00); pulizie (ore 17.00 – 18.00) e altro ancora? Contatta don Romeo entro il 12 aprile.

Da Einstein a Freud: perché la guerra?

di Francesco Occhetta, gesuita e scrittore.

A distanza di un secolo torna la domanda di come «liberare gli uomini dalla fatalità della guerra»
A quasi un secolo di distanza, mentre il conflitto torna a essere una grammatica ordinaria della politica internazionale — dall’Ucraina al Medio Oriente — vale la pena rileggere le lettere del 1932 tra Albert Einstein e Sigmund Freud. Il carteggio, promosso dall’Istituto internazionale di cooperazione intellettuale della Società delle Nazioni, nasceva da una domanda: «C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?». Il mondo era a un bivio, la Prima guerra mondiale aveva infranto l’illusione del progresso continuo; le democrazie erano appena state destabilizzate dalla crisi economica del 1929, i nazionalismi armati avanzavano, la Società delle Nazioni era in crisi e Hitler era a un passo dal potere. Einstein ritiene che la guerra non possa essere eliminata senza la rinuncia degli Stati a una parte della propria sovranità. Scrive: «La ricerca della sicurezza internazionale implica che ogni Stato rinunci incondizionatamente a una parte della sua sovranità». La sua tesi rimane attuale, è difficile garantire sicurezza globale senza porre limiti reali alla sovranità nazionale. Il diritto internazionale senza un potere effettivo resta fragile. Ed Einstein lo ricorda: «Diritto e forza sono in-scindibili». Ma lo scienziato intuisce che le istituzioni, da sole, non spiegano le ragioni dell’entusiasmo delle masse in favore della guerra. Ed è qui che la domanda passa a Freud, che radicalizza la sua risposta proponendo una sostituzione decisiva: «Posso sostituire la parola “forza” con la parola più incisiva: “violenza”?». La funzione del diritto, secondo Freud, va intesa come l’organizzazione storica della violenza e l’istituzionalizzazione del conflitto. Quando i rapporti di forza cambiano senza essere riconosciuti, la violenza riemerge sotto forma di guerra. L’essere umano, scrive Freud, è attraversato da due forze interiori: l’eros e la distruttività. Così, la guerra è nutrita da una radice antropologica tragica e ogni progetto di pace che la neghi è destinato a fallire. Alle pulsioni distruttive oppone l’eros, la forza che crea legami, identificazioni, relazioni: «Tutto ciò che fa sorgere legami emotivi tra gli uomini deve agire contro la guerra». Qui il dialogo con Einstein cambia di livello, le istituzioni sono necessarie, ma non sono sufficienti perché la pace è una forma di vita, nutrita da relazioni ed educazione, cultura e simboli condivisi: «Tutto ciò che promuove l’evoluzione civile lavora anche contro la guerra». È curioso notare che la natura della guerra non è solamente militare, ma coinvolge il livello politico, antropologico e culturale insieme.
Il valore duraturo del carteggio tra Einstein e Freud sta nella sua tensione irrisolta. Secondo loro, infatti, la pace è possibile, ma non è naturale; la guerra è naturale, ma è inevitabile. Costruire la pace significa tenere insieme tre livelli inseparabili: istituzioni credibili, consapevolezza antropologica e lavoro culturale sui legami relazionali. In un tempo in cui la guerra tende di nuovo a presentarsi come strumento ordinario della politica, il carteggio ci ricorda che la pace non può essere delegata né alla tecnica né al diritto. E una responsabilità storica che attraversa la politica, la cultura e la vita interiore. Ed è forse qui che il testo interpella anche il mondo ecclesiale: la pace nasce da processi di civilizzazione, da una pedagogia dell’umano capace di contrastare, senza illusioni, la forza distruttiva che abita la storia. Se, come ricorda Freud, «tutto ciò che fa sorgere legami emotivi tra gli uomini agisce contro la guerra», allora la pastorale della pace è chiamata a generare relazioni riconciliate, a educare al conflitto senza violenza, e ad abitare le differenze senza demonizzarle.

Costruire la pace è una responsabilità storica che attraversa la politica, ma anche la cultura e la vita interiore.

Quaresima adulti

Le catechesi dei “10 minuti”: Dio e il denaro, al termine delle celebrazioni di Sabato e domenica ore 8.30.

Venerdì 27/02 ore 20.45 Via Crucis Zona IV a Magenta “Gesù, dando un forte grido spirò”, presieduta dall’Arcivescovo Mario Delpini a Magenta.
Parcheggio P.zza Arrigo VII e conclusione in Basilica S. Martino
Ritrovo ore 20.00 in Via P. Giovanni XXII (zona scuole) con mezzi propri.

Venerdì 6/03 ore 21.00 Via crucis con meditazione.

Giovedì 12/03 ore 21.00 80 anni fa la bomba atomica: quale eredità di speranza abbiamo ricevuto? – Prof.ssa Wakako Saito, Docente di Lingua e Letteratura Italiana all’università di Nagoya (Giappone) –
Sala della Comunità.

Venerdì 13/03 ore 21.00 Vesperi con contemplazione della croce, animati dal coro giovanile.

Venerdì 20/03 ore 21.00 Concerto “Délivre nous du mail” , La passione di Cristo.
Coro Verdemar – Chiesa parrocchiale.

Domenica 22/03 ore 15.15 Incontro per i genitori dell’Iniziazione Cristiana e per tutti gli adulti con don Paolo Alliata, sacerdote diocesano e scrittore: “Elogio della Speranza: una passeggiata tra letteratura e Bibbia
Chiesa parrocchiale.

Venerdì 27/03 ore 21.00 Quaresimale per l’Area Omogenea presso la parrocchia di Marcallo: “O alto e glorioso Dio” , contemplando il crocifisso di S. Damiano. Ci guiderà nella preghiera Frà Mattia.

Calendario pastorale

Domenica 22 ore 15.00 Catechesi I.C.
ore 15.00 Prima confessione gruppo comunione 3.
ore 18.00 incontro 18/19 enni.

Martedì 24 ore 21.15 Catechesi giovani.

Sabato 7 e 8/03 Raccolta alimenti Caritas. Preferibilmente: caffè, riso, tonno, pelati, olio d’oliva, legumi in scatola (fagiolini, fagioli borlotti, ceci, lenticchie, piselli), latte UHT.
Ritiro 18/19 enni e giovani.

Lo sport genera vita in abbondanza

di José Tolentino de Mendonça, Cardinale prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione.

La Chiesa ha sempre intrattenuto un rapporto con lo sport, basti considerare: le lettere di san Paolo che usano metafore sportive, gli scritti dei Padri della Chiesa che analizzano la pratica ascetica dei cristiani anche in quella chiave, i decreti conciliari del Medioevo che propongono una etica dei giochi di corte, i documenti pedagogici degli ordini religiosi dell’età moderna che mettono l’esercizio fisico al servizio dell’educazione e i pronunciamenti pontifici del XX secolo. Emblematica, in tal senso, fu la domanda che Pio XII pose nel 1945 nel suo discorso agli atleti italiani: «Come potrebbe la Chiesa non interessarsi (allo sport)?». A conferma di ciò il Concilio Vaticano II parlò dello sport come un emergente areopago di evangelizzazione (Gaudium et spes, 61).
Tutti questi testi mostrano l’interesse che la Chiesa ha nutrito nei secoli al riguardo di questo fenomeno culturale. Tuttavia, mancava ancora un documento pontificio dedicato esclusivamente al tema. Lo ha prodotto Papa Leone XIV in una Lettera, che sia il mondo dello sport, sia quello della comunicazione, stanno ricevendo con acuto interesse. In questo significativo pronunciamento, pubblicato in occasione dell’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, “La vita in abbondanza” (Gv 10, 10), il Santo Padre rafforza il valore dello sport come realtà umana e culturale che arricchisce la vita degli sportivi e degli spettatori e contribuisce al benessere della società. Partendo da una riflessione sul significato del movimento olimpico, il Pontefice sottolinea il ruolo dello sport nella promozione della pace, come espresso nell’impegno della Carta Olimpica a favorire una maggiore comprensione e amicizia tra i popoli, al fine di costruire «un mondo migliore e più pacifico». In particolare, si incoraggiano «tutte le nazioni a riscoprire e rispettare questo strumento di speranza che è la Tregua Olimpica, simbolo e promessa di un mondo riconciliato».
Papa Leone XIV procede poi ad esplorare il significato dello sport per lo sviluppo umano, il suo ruolo privilegiato nel contribuire alla pienezza e all’abbondanza della vita. Lo sport può essere visto come una “scuola di vita” che insegna valori e spesso funge da metafora della esistenza. Il concetto di sport come “scuola di vita” suggerisce che l’attività atletica non è solo un’attività fisica, ma un profondo percorso educativo e spirituale che plasma la persona umana nella sua interezza. In questo contesto, lo sport funge da laboratorio per lo sviluppo di virtù, abilità sociali e maturità emotiva che vanno ben oltre il campo di gioco.
Lo sport è descritto come un percorso verso l’etica e l’eccellenza (aretē), in cui i partecipanti imparano a lottare per raggiungere i massimi livelli di prestazione mantenendo il controllo di sé: fonde passione e disciplina. Attraverso la pratica regolare, gli atleti coltivano l’allenamento, la perseveranza e la lealtà, riconoscendo che il vero successo è il frutto di un percorso lungo e paziente piuttosto che di un risultato immediato.
Lo sport infonde una certa maturità negli atleti, che imparano a gestire la vittoria e la sconfitta. Idealmente, imparano a vincere senza arroganza o umiliazione dell’avversario, riconoscendo il valore dell’impegno condiviso; e a perdere senza sentirsi sconfitti come individui, trattando il fallimento come una lezione di verità e umiltà e accettando con speranza la fragilità umana.
Lo sport agisce come un potente facilitatore delle relazioni sociali, insegnando agli individui come passare dall’egocentrismo alla solidarietà fraterna. Lo sport insegna l’importanza del lavoro di squadra, il senso
di unità nel perseguimento di un obiettivo comune. Lo sport di squadra impartisce lezioni su come apprezzare la diversità dei punti di forza reciproci e la tolleranza delle debolezze. A un livello più globale, lo sport, che è una sorta di linguaggio universale, può creare un’opportunità privilegiata per riunire persone di culture, religioni ed etnie diverse in un’attività comune che mette in evidenza l’unità essenziale della famiglia umana.
Il Santo Padre sottolinea inoltre che lo sport ha molto da insegnare anche ai tifosi e agli spettatori. Lo sport, infatti, è fra le manifestazioni culturali più diffuse e seguite nel mondo contemporaneo. Può promuovere un senso di appartenenza e identità che porta gioia, e talvolta anche dolore, a chi segue la propria squadra. Ciò diventa problematico quando si trasforma in una forma di fanatismo che conduce alla polarizzazione e persino allo scontro e alla violenza. «È particolarmente preoccupante quando il tifo è legato ad altre forme di discriminazione politica, sociale e religiosa e viene utilizzato indirettamente per esprimere forme più profonde di risentimento e odio». Quando il fanatismo prende il sopravvento, si perde il senso della fratellanza.
Lo sport è sempre stato legato all’educazione e Papa Leone XIV sottolinea in modo particolare questa realtà. Seguendo la tradizione umanistica, lo sport è considerato essenziale perché educa la persona nella sua totalità, spirito — anima — corpo insieme (1 Ts 5, 23). Ripristina l’armonia tra il benessere fisico e l’equilibrio interiore, prevenendo la “frammentazione” della persona. Se vissuto correttamente, lo sport diventa una forma di ascetismo, dove lo sforzo dell’allenamento serve come pratica che forma la vita interiore.
Il Santo Padre riconosce anche che il valore dello sport deve essere difeso e identifica alcune dinamiche che potrebbero minarne la capacità di contribuire all’abbondanza della vita. Egli avverte che il valore intrinseco e la bellezza dello sport si perdono quando esso viene ridotto a un «mero spettacolo o prodotto». Quando prevale la «dittatura della prestazione» o l’eccessiva ricerca del denaro e del profitto, l’armonia dello sport viene spezzata. In questi casi, gli atleti rischiano di essere trattati come «merce» e la gioia del gioco — che è il cuore del suo potere formativo — viene diminuita e, alla fine, il pubblico si disillude.
Una della novità della Lettera è l’aver rafforzato l’importanza della pastorale dello sport come vero “spazio di discernimento e accompagnamento”. Il Santo Padre indica alle Conferenze episcopali di costituire delle Commissioni dedicate allo sport, rafforzando così la rete che elabora e coordina la pastorale del medesimo.
Lo sport come scuola di vita insegna che «l’abbondanza non deriva dalla vittoria a tutti i costi», ma dalla gioia di camminare insieme, rispettando gli altri e condividendo il viaggio.