Cerchiamo la disponibilità per le pulizie dell’oratorio al termine delle attività dell’oratorio estivo. Dal 9 al 12 giugno e nelle successive settimane dal 15 giugno al 10 luglio, escluso il mercoledì, dalle ore 17.00 alle ore 18.00 circa.
Andrea
8 X 1000 Chiesa cattolica
Quando firmi per l’8xmille alla Chiesa cattolica non stai dichiarando che sei credente. Semplicemente decidi di dare fiducia alla Chiesa perché si prende cura dei bisogni materiali e spirituali di chiunque, non solo di chi crede.
Come possono essere impiegati i fondi dell’8xmille.
Esigenze di culto della popolazione.
Fa funzionare la Chiesa cattolica italiana in tutte le sue attività: da quelle legate alla cura spirituale, alla formazione dei sacerdoti, all’educazione cristiana.
Sostentamento del clero.
Garantisce ai sacerdoti diocesani di poter avere una vita dignitosa e svolgere la propria missione nella comunità.
Interventi caritativi.
Mette in moto progetti di solidarietà, sostegno e vicinanza a chi si trova in condizioni di povertà, debolezza e fragilità. Questo sia in Italia sia nei Paesi più bisognosi del mondo.
All’ingresso della chiesa sono disponibili degli opuscoli informativi.
Luoghi per la recita dei rosari
Venerdì 22 Maria Rosa Ziero Via Kennedy, 4
Lunedì 25 Fam. Jacopo Martinez Via San Eusenzio, 13
Mercoledì 27 Fam. Corti Via Verdi, 35
Venerdì 29 Grotta della Madonna presso il Santuario della Famiglia
Calendario pastorale
Lunedì 18 ore 21.00 Ciclo “Pillole di Riflessione”: “ L’eredità di S. Francesco, otto secoli dopo”. Relatore: P. Marco Finco OFMcapp, Direttore artistico del centro culturale Rosetum di Milano.
L’incontro si terrà presso la chiesa parrocchiale di Mesero.
Mercoledì 20 ore 8.15 partenza da V. P. Giovanni XXIII per il pellegrinaggio a Torino: Maria Ausiliatrice, Consolata e Duomo
Sabato 23 ore 10.00 Confessioni dei cresimandi, prove e possibilità delle confessioni per i genitori (chiesa parrocchiale)
Domenica 24 ore 15.30 – 17.00 raccolta iscrizioni dell’oratorio estivo presso l’oratorio.
ore 21.15 catechesi 18/19 enni.
Martedì 26 ore 21.00 catechesi giovani.
Mercoledì 27 ore 14.45 Incontro formativo per gli adulti presso l’oratorio.
Continuità Spirituale digitale dopo la morte
Una delle prospettive più innovative del secondo volto della spiritualità digitale è il concetto di «continuità spirituale digitale». Con l’avvento di tecnologie come l’IA, è ora possibile preservare l’eredità spirituale di una persona attraverso strumenti come gli avatar memoriali. Questi avatar digitali, progettati per rispondere a domande e per simulare la personalità di una persona scomparsa, rappresentano un tentativo di mantenere viva la sua memoria. Tuttavia, questo approccio solleva una serie di questioni etiche riguardanti la privacy post-mortem e l’autenticità della memoria digitale. La creazione di archivi digitali spirituali può anche contribuire a mantenere una forma di “presenza” dei defunti, aiutando i cari a elaborare il lutto e a sentirsi ancora connessi. Tuttavia, occorre interrogarsi sull’autenticità di queste esperienze. Come ha osservato Derrida, la memoria è intrinsecamente legata all’assenza; tentare di renderla “presente” tramite mezzi digitali può alterare la nostra comprensione della perdita e del ricordo. Il concetto di continuità spirituale digitale apre una prospettiva affascinante, ma anche profondamente complessa, nel modo in cui affrontiamo il lutto, la memoria e la spiritualità. Gli avatar memoriali e gli archivi spirituali digitali non solo rappresentano una risposta tecnologica al bisogno umano di ricordare e connettersi, ma ridefiniscono anche il confine tra il vivente e il defunto, tra la memoria e la presenza. Tuttavia, questa trasformazione solleva interrogativi fondamentali:
1. Autenticità e Identità dei Simulacri Digitali.
Gli avatar memoriali, per quanto avanzati, sono inevitabilmente una rappresentazione parziale e limitata della persona che cercano di «sostituire». La loro capacità di rispondere a domande o simulare comportamenti dipende interamente dai dati con cui sono stati progettati: registrazioni vocali, messaggi scritti, foto, e altre tracce digitali. Sorge una domanda cruciale: quanto possono essere considerati autentici questi simulacri? Sono davvero una estensione della persona o una costruzione algoritmica che interpreta e manipola i frammenti lasciati dietro? In che modo tale rappresentazione digitale potrebbe influenzare il modo in cui i vivi ricordano e rielaborano il lutto?
2. La privacy post-mortem.
L’idea di continuità spirituale digitale introduce anche preoccupazioni etiche riguardanti la privacy. I dati personali utilizzati per creare avatar e archivi digitali appartengono ancora alla persona deceduta? Chi ha il diritto di decidere come questi dati vengono utilizzati e preservati? La privacy post-mortem è un terreno ancora poco regolamentato, che richiede attenzione sia dal punto di vista legale sia morale. Inoltre, esiste il rischio di abuso di questi dati da parte di terzi, compromettendo non solo la memoria del defunto, ma anche i sentimenti di chi resta.
3. L’elaborazione del lutto.
Dal punto di vista psicologico e spirituale, la possibilità di interagire con simulacri digitali dei propri cari potrebbe offrire conforto, ma anche ostacolare il processo naturale di elaborazione del lutto. La filosofia, da Jacques Derrida a Paul Ricoeur, sottolinea l’importanza dell’assenza come elemento centrale della memoria: è attraverso la perdita che ricostruiamo un significato per la persona amata e per il nostro rapporto con essa. La continuità digitale, invece, rischia di creare un’illusione di presenza che potrebbe congelare il lutto o addirittura frammentarlo in un continuo stato di «non-perdita».
4. Ridefinire il sacro nel digitale.
La continuità spirituale digitale ci invita anche a riflettere su come il sacro si trasforma in questo contesto. Se il sacro è tradizionalmente legato a luoghi, oggetti e rituali che evocano trascendenza, nel mondo digitale esso diventa una questione di dati, reti e simulazioni. Questa trasformazione può arricchire il nostro rapporto con il sacro, rendendolo più accessibile e fluido, ma rischia di perdere l’intensità e l’intimità che caratterizzano le esperienze spirituali incarnate e comunitarie.
5. L’eredità spirituale per le generazioni future.
Gli archivi digitali non sono solo strumenti di connessione con il passato, ma possono diventare risorse per le generazioni future. Attraverso di essi, i discendenti possono accedere a una memoria spirituale collettiva, apprendendo dai valori, dalle credenze e dalle esperienze di chi li ha preceduti. Tuttavia, questo potenziale educativo deve essere bilanciato con una riflessione critica: quanto è mediata e filtrata questa eredità dalla tecnologia? Che tipo di autenticità può offrire rispetto alle narrazioni orali o ai documenti tradizionali? La continuità spirituale digitale rappresenta una sfida e un’opportunità straordinaria nel nostro rapporto con la memoria, la perdita e la spiritualità. Mentre offre nuovi strumenti per mantenere vivo il legame con i defunti, richiede un’attenta riflessione filosofica ed etica per evitare che queste innovazioni compromettano la profondità dell’esperienza umana. La tecnologia non può sostituire il valore unico del rapporto diretto, incarnato e comunitario con il sacro e con gli altri, ma può arricchirlo se utilizzata con consapevolezza e rispetto per la complessità del vivere e del ricordare.
Sfide e questioni etiche.
L’introduzione della spiritualità digitale pone una serie di sfide etiche. La prima sfida riguarda l’autenticità e l’identità. Fino a che punto possiamo essere certi che l’esperienza spirituale virtuale non sostituisca o comprometta quella fisica? La seconda sfida riguarda la privacy post-mortem: chi possiede e gestisce questi archivi spirituali digitali?
Un’altra sfida riguarda il rischio di alienazione spirituale. Sebbene la tecnologia digitale ci permetta di essere più «connessi», vi è il pericolo che questa connessione si trasformi in una frammentazione della nostra esperienza spirituale, anziché arricchirla. Secondo Martin Heidegger, la tecnologia rischia di trasformare l’essere umano in una mera risorsa, riducendo la complessità dell’esperienza umana e spirituale a un’operazione tecnica.In sintesi, la spiritualità digitale rappresenta un campo di frontiera, ma è essenziale che il suo sviluppo sia guidato da una visione etica e responsabile. Solo così l’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali potranno diventare strumenti di crescita spirituale, senza compromettere l’integrità della nostra esperienza umana. La sfida sarà quella di integrare questi strumenti nella nostra vita spirituale in modo che siano al servizio dell’uomo e non che l’uomo diventi strumento della tecnologia.
Questa riflessione ci invita a considerare la tecnologia come un’alleata del nostro cammino spirituale, un mezzo per unire e non per dividere, per preservare e non per alienare, e infine per condurci verso una comprensione più profonda della nostra essenza umana e spirituale.
Alessandro Olivieri Pennesi è docente presso il Ciclo di specializzazione in Teologia spirituale della Pontificia Facoltà Teologica Teresianum a Roma.