FESTA AGRESTE 6/7 giugno 2026
 18 05 2026 ore 21.00 Ciclo “Pillole di Riflessione”: “ L’eredità di S. Francesco, otto secoli
dopo”. Relatore: P. Marco Finco OFMcapp, Direttore artistico del centro culturale Rosetum di
Milano. L’incontro presso la chiesa parrocchiale di Mesero (audio mp3).
Modulo iscrizione Oratorio estivo 2026

12 03 2026 Sala Comunità-80 anni fa la bomba atomica: quale eredità di speranza abbiamo ricevuto-Relatore Prof.ssa Wakako Saito (audio mp3)

Chiesa Parrocchiale 22 03 2026 15.15 “Elogio della speranza” con don Paolo Alliata (audio mp3)

MESERO Sala Comunità 18 09 2025 ai laici dei CP e CAE (presentazione Pdf -27Mb)
MESERO Sala Comunità 18 09 2025 solo presentazione (audio mp3)
MESERO Sala Comunità 18 09 2025 solo domande (audio mp3)

Gruppo missionario

Il banco delle rose a cura del gruppo missionario ha raccolto 390 € che sono stati devoluti per sostenere l’ospedale pediatrico Sao José em Bor.
In Guinea-Bissau le malattie più diffuse sono malaria, tubercolosi, AIDS e denutrizione cronica. La disponibilità di posti letto nelle strutture sanitarie esistenti e il numero di personale medico e paramedico sono insufficienti ai bisogni della popolazione. L’Ospedale Pediatrico Sào Josè em Bor, è nato per aiutare tutti i bambini della Guinea Bissau, soprattutto più bisognosi, indipendentemente da differenze etniche, religiose, sociali. La spesa che più incide sul bilancio dell’ospedale di Bor è quella relativa ai farmaci. I pazienti spesso non hanno fa disponibilità di comprarli, così l’ospedale li fornisce gratuitamente alle famiglie dei ricoverati o a prezzo spesso comunque inferiore al loro costo effettivo.

La Guinea Bissau è uno stato dell’Africa Occidentale, in cui vivono 1,8 milioni di persone. il Paese vanta un’ampia eterogeneità etnica, ricca di lingue e culture differenti. Economicamente è uno dei paesi più poveri al mondo che dipende ancora fortemente dal settore primario. La Guinea Bissau è una Repubblica semipresidenziaie e le ultime elezioni presidenziali del 2019 hanno confermato l’ex primo ministro Embalò.

Beneficiari: 2000 bambini, 700 famiglie, 24 villaggi.

Calendario pastorale

Sabato 6 e domenica 7 Banco Riso a cura del CELIM al termine delle messe.

Domenica 7 ore 15.30 – 17.00 apertura della segreteria in oratorio per le ultime iscrizioni all’oratorio estivo.

Martedì 9 Inizio dell’oratorio estivo.

Sabato 13 e domenica 14 Raccolta alimenti Caritas. Preferibilmente: caffè, tè, marmellata, fette biscottate, pelati, legumi in scatola, latte UHT.

Il cantico delle creature di S. Francesco

Da 800 anni il Cantico delle creature ci insegna a vivere “senza misure”.

Di Giuseppe Caffulli Coordinatore della Commisione per i Centenari francescani in Lombardia.

Nell’anno in cui si ricorda l’ottavo centenario della composizione, una riflessione sul testo di san Francesco e sulla sua capacità di rispondere all’odierna idolatria consumistica. «È un invito a riscoprire che tutto è dono»
Quest’anno, all’interno del percorso dedicato ai Centenari francescani che preparano all’ottavo centenario della morte del santo di Assisi (nel 2023 sono stati ricordati la Regola bollata e il presepe di Greccio, nel 2024 le stigmate) celebriamo la composizione del Cantico delle creature (o di Frate Sole). Il Cantico è considerato il primo testo poetico in volgare italiano, ma il suo valore trascende la letteratura per toccare corde più profonde. È una preghiera, un inno alla vita, alla fraternità cosmica, un atto di lode a Dio attraverso l’intero Creato, vissuto non come oggetto da usare ma come dono da accogliere. Proprio per questa sua struttura relazionale, il Cantico – a ben guardare – si offre oggi come un manifesto contro l’idolatria contemporanea, che si esprime nella logica del possesso, del denaro, del consumo e del dominio.

Abitare il mondo non possederlo.

Francesco d’Assisi si chiamava in realtà Giovanni di Pietro di Bernardone. Il nome «Francesco» gli fu dato dal padre, ricco mercante di stoffe, forse per via dei suoi rapporti commerciali con la Francia. Francesco nasce e cresce in un ambiente di mercanti e commercianti, tra botteghe, tessuti e bilance. Impara fin da piccolo il valore delle cose, il linguaggio dello scambio, la logica del guadagno. Sa misurare, valutare, contrattare. La sua formazione è legata al mondo degli affari e alla mentalità borghese che, nel XIII secolo, si afferma con forza nelle città.
Non si può non tenere conto di questo aspetto per capire fino in fondo la radicalità della scelta di Francesco. Quando sceglie la povertà, non compie solo un gesto spirituale, ma un atto di rottura con la cultura mercantile del misurare, del valutare, del contrattare, del guadagnare… Si spoglia nudo davanti al vescovo e alla città, restituisce tutto al padre, rinuncia a ogni proprietà: un gesto simbolico che segna il rifiuto della «logica economica» nella vita che sta intraprendendo. La sua fede è imitazione concreta di Cristo povero, non solo nella parola, ma nella forma di vita. Proprio perché conosce bene la misura delle cose Francesco sceglie di vivere senza misura, nel dono totale, sottraendosi a ogni calcolo e alla logica dello scambio, del potere e del denaro.
Se rileggiamo in questa luce il Cantico delle Creature appare chiara la distinzione, implicita ma radicale, tra l’abitare e il possedere. San Francesco non celebra la natura come qualcosa da sfruttare, da soggiogare, da ridurre a oggetto, bensì come realtà vivente con cui intrattenere relazioni di fraternità. Il Sole, la Luna, il Fuoco, l’Acqua, la Terra – tutte le creature sono chiamate fratello o sorella. Il linguaggio del Cantico non è metaforico, ma teologico: ogni creatura partecipa della stessa origine, è segno della presenza del Creatore e ha una sua dignità intrinseca.
In questa visione, abitare il mondo significa riconoscere la propria collocazione all’interno di una rete di relazioni. Significa vivere di ciò che il Creato offre con gratitudine, sfuggendo all’ansia dell’accumulo. L’abitare è legato al rispetto, all’ospitalità e alla cura; il possedere, invece, genera distacco, alienazione, competizione.
Il linguaggio di Francesco è pervaso da un senso di meraviglia. Ogni creatura è lodata per ciò che è, non per l’uso che se ne può fare. Il Sole, la Luna, l’Acqua, la Terra non sono elementi da sfruttare ma realtà che esistono in sé, con la loro bellezza e la loro voce. Questo stupore è il contrario dell’atteggiamento consumistico, che riduce tutto a risorsa da consumare, esaurire o merce da scambiare.
Nel Cantico, l’economia del dono sostituisce quella dell’appropriazione. Se tutto è dono, nulla è veramente posseduto. L’uomo non è il vertice della creazione ma il fratello del Sole e della Luna, perché ad esse accomunato dall’unico Padre Creatore cui solo «se konfane le laude et onne benedictione». Insomma, il Cantico propone un’etica dell’interdipendenza e della fraternità cosmica.
Ora, potrebbe sembrare un azzardo, come accennavo all’inizio, ma credo che il Cantico si offra come un sorprendente manifesto contro l’idolatria contemporanea. Dove l’economia del desiderio, con i suoi idoli, ha sostituito il senso del limite e il marketing ha colonizzato con i suoi «fantasmi » l’immaginario (fantasmi che spingono a desiderare oltre il desiderabile), il Cantico appare come una contro-narrazione potente: non siamo padroni del mondo, ma ospiti.

Una critica all’idolatria del nostro tempo.

L’idolatria contemporanea non è fatta di vitelli d’oro o divinità pagane, ma di beni di consumo, ideologia del successo e della produttività. È un’idolatria sottile, pervasiva e perversa, che trasforma i mezzi in fini e confonde l’essere con il possesso. In questa prospettiva, la casa non è più luogo delle relazioni affettive ma status symbol; il lavoro non è più servizio ma strumento di affermazione; la natura non è più madre ma risorsa da spremere. Il Cantico delle creature smaschera queste idolatrie proponendo una logica opposta: l’essere invece dell’avere, la relazione invece del dominio, la nostra finitezza come benedizione. Il mondo non è un supermarket a nostra disposizione, ma un mistero da abitare. L’uso strumentale della Creazione è una forma di idolatria perché mette l’uomo al centro, come misura di tutte le cose, cancellando ogni riferimento al Creatore e alla gratuità del dono. San Francesco, invece, restituisce la centralità a Dio, lodandolo per tutte le creature, non al posto loro. È il rifiuto umile di un antropocentrismo arrogante, che invita a riconosce il valore della realtà che ci circonda oltre la sua utilità.
Nell’era del riscaldamento globale, della crisi ecologica che segna una frattura tra uomo e natura, il Cantico delle creature è più attuale che mai. Non è solo un testo spirituale, ma un manifesto etico e culturale che propone un altro modo di «abitare» il mondo. Rileggere oggi il Cantico – a scuola, nelle università, nei gruppi, nelle parrocchie ma anche in famiglia – significa riscoprire la bellezza del piccolo, la forza della semplicità. Significa imparare a ringraziare invece di pretendere, a contemplare invece di possedere. San Francesco, uomo del Medioevo ma profeta del futuro, ci invita in sostanza con il Cantico a un cambiamento radicale di sguardo. Non è un testo per devoti baciapile, ma una bussola esistenziale capace orientarci nelle secche dell’idolatria consumistica. In un mondo che ci divora e si divora, il Cantico è un invito a lodare, ad abitare, a custodire. A riscoprire che tutto è dono. E ciò che è dono non si possiede, ma si accoglie.