Calendario pastorale

Sabato 5 e domenica 6: Fiaccolata degli oratori uniti. Partenza dalla chiesa di S. Francesco a Mantova. Arrivo previsto a Mesero verso le 18.30. A seguire celebrazione eucaristica.
Raccolta alimenti Caritas. Preferibilmente: caffè, zucchero, marmellata, tonno, riso, pasta, pelati, latte UHT.
Gli anniversari di matrimonio si ricorderanno domenica 11 ottobre alla S. Messa delle ore 10.30. Dare il nominativo in sacrestia dopo le Ss. messe, in casa parrocchiale o per mail entro il 28 settembre.
La festa dell’oratorio sarà domenica 27 settembre. Seguirà volantino.
■ Prevendita e ritiro biglietti spettacolo MAX SAMARITANI del 17/10: venerdì 18/09 h 20.30 – 23.00 – sabato 26 e domenica 27/09 h 15.00 – 18.30 ( Sala della comunità).

“Peter Pan”: adulti presi con il mito della giovinezza. Ancora capaci di educare?

di Armando Matteo docente di teologia all’Urbaniana.

Ma che cosa accade quando al centro dell’esistenza degli adulti si colloca un incredibile desiderio di giovinezza, a seguito dell’attuale cambiamento d’epoca? Accade che gli adulti smettono di voler fare gli adulti, di voler incarnare quel che l’essere adulto in sé comporta e non sono più capaci di essere all’altezza delle loro responsabilità, a partire da quella elementare dell’educazione delle giovani generazioni.
Vale la pena ricordare le parole di Romano Guardini che delineano una sorta di legge fondamentale dell’educazione: «L’educatore deve aver ben chiaro al riguardo che a incidere maggiormente non è ciò che dice, bensì ciò che egli stesso è e fa.
Questo crea l’atmosfera; e il fanciullo, che non riflette o riflette poco, è soprattutto ricettivo dell’atmosfera.
Si può dire che il primo fattore è ciò che l’educatore è; il secondo è ciò che l’educatore fa; il terzo ciò che egli dice».
Questa considerazione richiama la verità per la quale, per chi cresce, è essenziale puntare lo sguardo su ciò che gli adulti (genitori, educatori professionali e altri adulti con cui viene a contatto) sono, cioè al modo con cui interpretano il loro essere uomini e donne adulti. Al loro sentimento di vita. Alla loro umanità.
Il giovane che, sempre secondo Guardini, è struttura-mente un “essere in divenire”, quindi aperto, alla ricerca di una meta, di un punto d’arrivo, è di per sé attratto dal modo di essere degli adulti, a quel modo di essere che è suo destino e che deve pur diventare sua vocazione. Ebbene, cosa succede con l’avvento di Peter Pan?
Nulla di meno che un azzeramento delle dinamiche educative. La relazione educativa adulto-giovane, genitore-figlio, si basa propriamente su una semplice struttura, che può essere restituita all’intelligenza. Nell’essere dell’adulto il giovane dovrebbe trovare iscritta questa legge: «Lì dove sono io, là sarai anche tu», quindi cammina, datti da fare.
Nella lingua tedesca esiste una straordinaria complicità tra il termine che dice formazione — Bildung— e il termine che di-ce immagine — Bild.
Il piccolo d’uomo cresce dunque guardando gli altri davanti a lui, guardando gli adulti. Non a caso, poi, la parola “adolescente” nulla altro significa che “tempo per diventare adulti”. In che modo? Guardando appunto gli adulti.
Cosa comporta ora la centratura compiuta dagli adulti del loro sentimento di vita sulla giovinezza? Comporta che, nella carne vivente di ogni adulto, il giovane trovi quest’altra disperata legge: «Lì dove tu sei, io sarò». Insomma: non ti muovere. Tu sei nel paradiso. Tu sei paradiso. L’unico a dover uscire (e-ducere) dal suo possibile cammino sull’orlo della vecchiaia, della morte, del non senso, sono io adulto.
La mutazione giovanilistica delle generazioni adulte comporta, pertanto, la loro abdicazione a essere meta possibile di quella crescita nel divenire che è l’essere del giovane, a essere cioè segnali, indicatori del destino di ciascuno: dover scegliere sé stesso come essere della responsabilità, della cura, della donazione. In breve, come adulto.
Ed è così che Peter Pan non educa più i figli che mette al mondo.

1° settembre 2026 Giornata mondiale per la cura del creato

Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci ( Isaia 2,4) è il tema del messaggio di Papa Leone

di Tonio Dell’Olio – Cantiere della pace Umbria.

Il 1° settembre 2026, la comunità globale celebra la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato all’ombra di una sfida epocale. Il tema scelto da Leone XIV, Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci (Isaia 2,4), non è solo un richiamo alla pace, ma una denuncia profetica contro il legame distruttivo che unisce i conflitti armati alla devastazione dell’ambiente. Il Dicastero per il vizio dello sviluppo umano integrale sottolinea che degrado rappresenta, da un lato, una grave violazione del nostro dovere di custodi del creato e, dall’altro, una minaccia esistenziale a lungo termine per centinaia di milioni di persone. In un’epoca segnata da i folle corsa al riarmo, il messaggio invita a privilegiare lo sviluppo e la sostenibilità rispetto alla violenza la distruzione. La guerra non è mai stata un evento “neutro” per la natura. Dagli anni ’70 è stato coniato il termine “ecocidio” che è la pianificazione della distruzione sistematica degli ecosistemi come obiettivo militare. L’ambiente , infatti, non subisce solo “danni collaterali”, ma è spesso colpito deliberatamente per affamare le popolazioni o privarle delle basi materiali della loro esistenza. L’uso dell’ “agente arancio” in Vietnam per deforestare la giungla ha lasciato un’eredità di sostanze cancerogene che contamina, ancora oggi, suoli e popolazioni. Durante la Guerra del Golfo nel 1991, l’incendio di oltre sessanta pozzi petroliferi in Kuwait generò una catastrofe senza precedenti. Oggi, i conflitti contemporanei portano questa devastazione a nuovi livelli di gravità. In Ucraina, per esempio, gli attacchi sistematici alle riserve idriche e il rilascio di sostanze chimiche persi-stenti come i Pfas stanno contaminando suoli e falde acquifere ben oltre i confini del conflitto, compromettendo la salute pubblica per decenni. Il sabotaggio della diga di Kakhovka ha causato inondazioni devastanti, riducendo drasticamente la disponibilità di acqua potabile. Nella Striscia di Gaza l’impatto ambientale è incalcolabile. Solo nei primi sei mesi di conflitto nel 2023, è stato cancellato il 40% delle aree agricole. La distruzione di frutteti e infrastrutture idriche è parte di una strategia di “militarizzazione della natura” che recide i legami ecosociali fondamentali per la vita delle comunità. E, per fare solo un altro esempio, in Sudan la distruzione delle infrastrutture idriche aggrava una catastrofe umanitaria già esasperata dalla vulnerabilità climatica, con milioni di persone in fuga da siccità e carestie alimentate dalla guerra. Il settore militare resta uno dei maggiori inquina-tori del pianeta e agisce in un cono d’ombra normativo. Se l’esercito statunitense fosse una nazione, avrebbe le emissioni pro capite più alte al mondo. Tuttavia, paradossalmente, rappresentano una “zona franca” o un “fantasma” in quanto non esiste un obbligo internazionale per i Paesi di riportare le emissioni militari nei trattati sul clima. Inoltre, la guerra inquina anche in tempo di pace attraverso le attività di addestramento. Nei poligoni militari, metalli pesanti come antimonio, arsenico, piombo e uranio impoverito penetrano nel suolo e nelle catene alimentari, causando tumori e malformazioni congenite nelle generazioni future. La minaccia nucleare, con circa 13 mila testate pronte all’uso, rappresenta il rischio estremo: un conflitto atomico causerebbe un “inverno nucleare”, con un calo termico di 10°C che porterebbe alla morte di gran parte dell’umanità. E’ quanto mai urgente legare l’impegno per la pace a quello per l’ambiente perché l’imperialismo militare è intimamente unito a un antropocentrismo arrogante che pretende di dominare la natura proprio come schiaccia i popoli marginalizzati. Come evidenziato dal Premio Nobel Wangari Maathai, non può esserci pace senza sviluppo sostenibile e non c’è sviluppo senza una gestione equa delle risorse naturali. L’Onu ci fa sapere che, negli ultimi sessant’anni, almeno il 40% dei conflitti interni è stato legato allo sfruttamento di risorse come suolo, acqua e petrolio. Ma a frugare bene anche nelle ragioni dei conflitti tra nazioni, aggressioni, guerre preventive e quant’altro, spesso si maschera la volontà di accaparramento di risorse naturali, terre rare, fonti energetiche. La riflessione biblica per la Giornata mondiale è un invito esplicito a superare il concetto di “guerra giusta”, che per secoli ha dominato la teologia post-costantiniana. Il profeta Isaia ci parla di una trasforma-zione radicale: le armi non vengono solo distrutte, ma riconvertite in strumenti di vita. Questo richiede di smettere di leggere le crisi (climatica, bellica, sociale…) in modo settoriale e abbracciare piuttosto una visione olistica elaborata dall’Oms come One Health, dove il benessere dell’uomo è inseparabile dalla salute della biosfera. Un esempio concreto di questa visione è la gestione di beni comuni come il Mediterraneo. Accordi internazionali per il monitoraggio dell’inquinamento marittimo e la creazione di aree di controllo del-le emissioni, come il progetto Life4Medeca, dimostrano che la protezione dell’ambiente può essere un’occasione per far sedere allo stesso tavolo Paesi belligeranti, spingendoli a cooperare per la “casa comune”. Nella Giornata del creato 2026, l’invito è a una “ecologia integrale”. Trasformare le spade in vomeri significa ridurre drasticamente le spese militari per investire nel welfare e nella giustizia climatica. Solo attraverso il disarmo e la smilitarizzazione potremo garantire che il clima e l’ambiente cessino di essere vittime inevitabili e diventino, invece, le fondamenta di una pace duratura per l’intera famiglia umana.