Intelligenza artificiale e competenze digitali – Conoscere per scegliere

di Marta Ardino – Il Chiostro – Azione cattolica Italiana.

Quante volte hai usato siti internet o intelligenze artificiali per studiare o lavorare? Quante volte, per passare il tempo, hai aperto i social media quasi senza pensarci? probabilmente molte volte. Spoiler: non sei l’unico. Le competenze digitali sono ormai fondamentali per una società che non può più fare a meno della tecnologia. Like, commenti, post, algoritmi, piattaforme e pubblicità fanno parte della nostra quotidianità e non possiamo permetterci di ignorarne le potenzialità e i rischi. Proprio per imparare ad orientarsi, la Commissione europea ha elaborato DigComp, il quadro europeo che definisce le competenze necessarie ai cittadini per vivere e partecipare in modo consapevole alla società digitale. Non si tratta quindi soltanto di saper utilizzare strumenti e piattaforme, ma di sviluppare la capacità di comprenderne il funzionamento e impiegarli in modo consapevole nella vita quotidiana, nel lavoro e nelle relazioni sociali. In particolare, è necessario parlare di intelligenza artificiale, una tecnologia che negli ultimi anni è entrata sempre più nelle nostre vite. Grazie all’IA, attività come scrivere testi, tradurre documenti o analizzare grandi quantità di dati sono diventate più semplici e veloci rispetto al passato.
L’intelligenza artificiale influenza ormai molti aspetti della nostra quotidianità e, proprio per questo, con la Scuola di Formazione per Studenti abbiamo deciso di approfondirne il ruolo e il rapporto con le competenze digitali attraverso tre aree tematiche: la scuola e il lavoro, i social media e l’etica.
Gli ambienti che viviamo quotidianamente, come la scuola e il lavoro, stanno diventando sempre più legati al digitale e all’intelligenza artificiale. Oggi, quasi tutti i settori necessitano dell’utilizzo della tecnologia: anche a scuola, ad esempio, per consultare il registro elettronico è necessaria una connessione internet. Questo comporta la necessità di sviluppare nuove competenze, che con il passare del tempo diventeranno sempre più importanti. L’IA, in alcuni ambiti, riesce a svolgere determinate attività più velocemente e con maggiore precisione rispetto all’uomo, aumentando le aspettative nei confronti di studenti e lavoratori. C’è chi preferisce non affidarsi a questi strumenti e chi invece li considera ormai indispensabili per migliorare il proprio lavoro.
Da qui nasce una domanda necessaria: è più bravo chi riesce a fare tutto autonomamente o chi ha bisogno di utilizzare l’intelligenza artificiale?
La risposta probabilmente non sta nella scelta tra uomo e macchina, ma nella capacità di trovare un equilibrio. Durante le nostre pause dal lavoro e dallo studio è quasi automatico accedere ai social media. I social ci permettono di connetterci al mondo: possiamo sapere ciò che fanno i nostri amici, leggere notizie e seguire pagine di gossip o sport; insomma, sui social possiamo
fare di tutto. Questo attaccamento a dir poco morboso ai social ha fatto sì che il telefono sia diventato un prolungamento del nostro corpo, di cui non possiamo fare a meno. Possiamo dire di aver iniziato a soffrire di FOMO (Fear Of Missing Out), ovvero la “paura di essere esclusi” o di perdere qualcosa di importante. È quella sensazione di dover controllare continuamente le notifiche per non rimanere fuori dalle conversazioni, dagli eventi o dalle esperienze degli altri. I social quindi non sono solo un luogo digitale che ci permette di rimanere connessi ma, se non utilizzato nel migliore dei modi, può essere anche una trappola che ci disconnette dalla realtà che ci circonda, dalle cose che dovremmo vivere dal vivo. Durante la SFS abbiamo deciso di interrogarci anche sui rischi e i benefici del mondo digitale. I benefici sono molti, ma i rischi, che difficilmente conosciamo (e anche per questo) sono molto pericolosi. L’IA, infatti, non è neutrale: le scelte di chi costruisce gli algoritmi, i dati con cui vengono addestrati i sistemi e gli obiettivi per cui vengono utilizzati possono influenzare risultati e decisioni che riguardano le persone. Un esempio sono gli algoritmi basati su equità e trasparenza.
Se un algoritmo viene addestrato con dati che contengono pregiudizi o rappresentano solo una parte della popolazione, può produrre risultati discriminatori, ad esempio favorendo o penalizzando alcune categorie di persone nella selezione di un candidato per un lavoro, nella concessione di un prestito o nell’accesso a determinati servizi.
Per questo è fondamentale che gli algoritmi siano progettati in modo trasparente, che sia possibile comprenderne i criteri di funzionamento e verificarne gli effetti, così da ridurre il rischio di decisioni ingiuste e garantire un uso responsabile dell’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali fanno ormai parte della nostra quotidianità e non possiamo più immaginare un mondo senza di esse.
La vera sfida, però, non è scegliere se utilizzare o meno questi strumenti, ma imparare a farlo nel modo giusto.
Conoscere le loro potenzialità significa poter sfruttare le opportunità che offrono; comprenderne i rischi significa sviluppare quella consapevolezza necessaria per non diventarne dipendenti. Il futuro digitale non dipenderà soltanto dalle tecnologie che costruiremo, ma dalla capacità delle persone di utilizzarle con intelligenza, responsabilità e pensiero critico.

20 settembre – Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero

COSA SONO LE OFFERTE DEDUCIBILI PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO?

Si definiscono così le somme inviate all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC), l’ente preposto a raccogliere fondi della Chiesa cattolica per garantire una remunerazione ai circa 31.000 sacerdoti in Italia e in missione. Si tratta di versamenti documentabili che chi dona può portare in detrazione dalle tasse, usufruendo vantaggio fiscale. In alcuni contesti sono indicate anche come ‘offerte” oppure “erogazioni liberali”.
Esse permettono ai sacerdoti una vita dignitosa, nonché di dedicarsi e tempo pieno alla loromissione. Inoltre, garantiscono un supporto assistenziale e previdenziale. È l’Istituto Centrale Sostentamento Clero (ICSC) che distribuisce le risorse tra i e lo fa secondo il principio della perequazione, cioè in maniera equa e solidale.

COSA NON SONO LE OFFERTE DEDUCIBILI?

Non sono offerte deducibili tutte le somme in contanti che le persone possono dare direttamente al parroco, all’ufficio parrocchiale, a Messa (durante il momento della colletta) o nelle cassettine presenti in chiesa. Queste donazioni servono lente per sostenere le spese correnti della parrocchia: bollette, pulizie, attrezzature necessarie all’oratorio e piccole emergenze della comunità. Sono una voce del bilancio parrocchiale. Non portano vantaggi fiscali a chi le dona.

PERCHE’ SONO IMPORTANTI LE OFFERTE DEDUCIBILI

Perché i sacerdoti sono a servizio delle comunità e per farlo al meglio hanno bisogno dello collaborazione e del sostegno di goni fedele. Perché tutti i sacerdoti, anche quelli che operano nei contesti più poveri o meno attenti alle necessità della Chiesa possano contare sulla stessa cifra a parità di condizioni e incarichi.

COME AVERE UN VANTAGGIO FISCALE?

Lo Stato ha previsto uno sconto sul pagamento delle tasse a chi fa le offerte deducibili, perché riconosce il valore dell’impegno della Chiesa e dei sacerdoti nella società. Nella pratica che cosa significa? Ogni anno dobbiamo pagare le tasse in base al nostro reddito. Se abbiamo donato una somma all’Istituto Centrale Sostentamento Clero (ICSC), questa viene sottratta dal nostro reddito. Di conseguenza si abbassa il reddito e paghiamo meno tasse. Ogni anno possiamo donare quanto vogliamo all’Istituto Centrale Sostentamento Clero (ICSC), ma lo
sconto sulle tasse si ha solo fino a un massimo di 1032,91 €, cioè dai redditi possiamo sottrarre la somma massima dì 1.032,91 euro. Le offerte deducibili saranno indicate nell’apposito spazio presente nella dichiarazione dei redditi (Modello 730 oppure Modello Redditi) relativa all’anno nel quale sono state effettuate.

COME DONARE

– Bolettino di c/c postale N° 57803009 intestato all’Istituto Centrale Sostentamento Clero – Via Aurelia, 796 – 00165 Roma, causale “Erogazioni liberali art. 46 1.222/85”;

– Bonifico bancario a Intesa San Paolo – IBAN IT33A03069 03206100000011384 a favore
dell’Istituto Centrale Sostentamento ‘ con causale [Erogazioni liberali art. 46 L.222/85″;

– Carta di credito telefonando al numero verde 800 825000 oppure collegandosi a: www.unitineldono.it/dona-ora/

Pieghevoli illustrativi disponibili all’ingresso della chiesa.

Calendario pastorale

■ Venerdì 25 Incontro culturale su la Sagrada Familia. Relatore: Impalà Enrico, scrittore e giornalista pubblicista, è un appassionato studioso di Spiritualità. Impegnato in ambito sociale e ambientale, è Formatore in Comunicazione scritta, Business Writing e Scrittura creativa. Luogo: Oratorio di Marcallo, sala don Gianni.

■ Domenica 20 Raccolta offerte per il Seminario in occasione della Giornata del Seminario.

■ Gli anniversari di matrimonio si ricorderanno domenica 11 ottobre alla S. Messa delle ore 10.30. Dare il nominativo in sacrestia dopo le Ss. messe, in casa parrocchiale o per mail entro il 28 settembre.

■ Prevendita e ritiro biglietti spettacolo MAX SAMARITANI del 17/10: venerdì 18/09 h 20.30 – 23.00 – sabato 26 e domenica 27/09 h 15.00 – 18.30 (Sala della comunità).

Calendario pastorale

■ Sabato 5 e domenica 6: Fiaccolata degli oratori uniti. Partenza dalla chiesa di S. Francesco a Mantova. Arrivo previsto a Mesero verso le 18.30. A seguire celebrazione eucaristica.
■ Raccolta alimenti Caritas. Preferibilmente: caffè, zucchero, marmellata, tonno, riso, pasta, pelati, latte UHT.
■ Gli anniversari di matrimonio si ricorderanno domenica 11 ottobre alla S. Messa delle ore 10.30. Dare il nominativo in sacrestia dopo le Ss. messe, in casa parrocchiale o per mail entro il 28 settembre.
■ La festa dell’oratorio sarà domenica 27 settembre. Seguirà volantino.
■ Prevendita e ritiro biglietti spettacolo MAX SAMARITANI del 17/10: venerdì 18/09 h 20.30 – 23.00 – sabato 26 e domenica 27/09 h 15.00 – 18.30 ( Sala della comunità).

“Peter Pan”: adulti presi con il mito della giovinezza. Ancora capaci di educare?

di Armando Matteo docente di teologia all’Urbaniana.

Ma che cosa accade quando al centro dell’esistenza degli adulti si colloca un incredibile desiderio di giovinezza, a seguito dell’attuale cambiamento d’epoca? Accade che gli adulti smettono di voler fare gli adulti, di voler incarnare quel che l’essere adulto in sé comporta e non sono più capaci di essere all’altezza delle loro responsabilità, a partire da quella elementare dell’educazione delle giovani generazioni.
Vale la pena ricordare le parole di Romano Guardini che delineano una sorta di legge fondamentale dell’educazione: «L’educatore deve aver ben chiaro al riguardo che a incidere maggiormente non è ciò che dice, bensì ciò che egli stesso è e fa.
Questo crea l’atmosfera; e il fanciullo, che non riflette o riflette poco, è soprattutto ricettivo dell’atmosfera.
Si può dire che il primo fattore è ciò che l’educatore è; il secondo è ciò che l’educatore fa; il terzo ciò che egli dice».
Questa considerazione richiama la verità per la quale, per chi cresce, è essenziale puntare lo sguardo su ciò che gli adulti (genitori, educatori professionali e altri adulti con cui viene a contatto) sono, cioè al modo con cui interpretano il loro essere uomini e donne adulti. Al loro sentimento di vita. Alla loro umanità.
Il giovane che, sempre secondo Guardini, è struttura-mente un “essere in divenire”, quindi aperto, alla ricerca di una meta, di un punto d’arrivo, è di per sé attratto dal modo di essere degli adulti, a quel modo di essere che è suo destino e che deve pur diventare sua vocazione. Ebbene, cosa succede con l’avvento di Peter Pan?
Nulla di meno che un azzeramento delle dinamiche educative. La relazione educativa adulto-giovane, genitore-figlio, si basa propriamente su una semplice struttura, che può essere restituita all’intelligenza. Nell’essere dell’adulto il giovane dovrebbe trovare iscritta questa legge: «Lì dove sono io, là sarai anche tu», quindi cammina, datti da fare.
Nella lingua tedesca esiste una straordinaria complicità tra il termine che dice formazione — Bildung— e il termine che di-ce immagine — Bild.
Il piccolo d’uomo cresce dunque guardando gli altri davanti a lui, guardando gli adulti. Non a caso, poi, la parola “adolescente” nulla altro significa che “tempo per diventare adulti”. In che modo? Guardando appunto gli adulti.
Cosa comporta ora la centratura compiuta dagli adulti del loro sentimento di vita sulla giovinezza? Comporta che, nella carne vivente di ogni adulto, il giovane trovi quest’altra disperata legge: «Lì dove tu sei, io sarò». Insomma: non ti muovere. Tu sei nel paradiso. Tu sei paradiso. L’unico a dover uscire (e-ducere) dal suo possibile cammino sull’orlo della vecchiaia, della morte, del non senso, sono io adulto.
La mutazione giovanilistica delle generazioni adulte comporta, pertanto, la loro abdicazione a essere meta possibile di quella crescita nel divenire che è l’essere del giovane, a essere cioè segnali, indicatori del destino di ciascuno: dover scegliere sé stesso come essere della responsabilità, della cura, della donazione. In breve, come adulto.
Ed è così che Peter Pan non educa più i figli che mette al mondo.